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Deliberazione amministrativa n. 202 del 3 Giugno 1998
Legge 29 luglio 1975, n. 405 e legge 22 maggio 1978, n. 194

INDIRIZZI PER L'ORGANIZZAZIONE

DEL SERVIZIO E DELLE ATTIVITA' CONSULTORIALI


PUBBLICHE E PRIVATE

 

 

A - SERVIZIO CONSULTORIALE DELLE AUSL
      1) Consultorio familiare, attività consultoriale, assistenza consultoriale
      2) Servizio consultoriale, attività consultoriale
      3) Attività consultoriali
      4) Assetto organizzativo
      5) Organizzazione delle attività
      6) Organico del personale
      7) Coordinamento delle attività consultoriali
      8) Verifica e revisione di qualità
      9) Aggiornamento degli operatori
B - SERVIZIO CONSULTORIALE PRIVATO
C - ADEMPIMENTI SUCCESSIVI

 

A - SERVIZIO CONSULTORIALE DELLE AUSL

1) Consultorio familiare, attività consultoriale, assistenza consultoriale
La legge 29 luglio 1975, n. 405 istituisce un servizio di assistenza "alla maternità e alle famiglie" che viene denominato "consultorio familiare".
Tale servizio, con la l.r. 5 novembre 1982, n. 37, assume la connotazione di "attività consultoriale" e con la l.r. 17 luglio 1996, n. 26 quella di "assistenza consultoriale".

2) Servizio consultoriale, attività consultoriale
In questo atto si usa la locuzione "attività consultoriale" per indicare le iniziative, gli interventi, le prestazioni attinenti alle singole tematiche; si usa invece la locuzione "servizio consultoriale" per indicare il complesso delle attività, degli operatori, delle strutture, delle attrezzature ed arredi per la tutela e per l'assistenza alla famiglia in tutti i suoi componenti.

3) Attività consultoriali
Le attività consultoriali riguardano la tutela della salute, della procreazione, della sessualità, delle relazioni di coppia e di famiglia, delle competenze di cura ed educazione delle nuove generazioni.
TaIi attività concernono:
a) tutela della salute femminile:
1 ) prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse;
2) prevenzione del disagio psico-sociale;
3) pubertà;
4) menopausa;
5) diagnosi precoce dei tumori femminili;
6) interruzione di gravidanza;
b) tutela della procreazione:
1 ) contraccezione anche naturale;
2) infertilità - sterilità;
3) preconcezione;
4) preparazione al parto ed alla nascita;
5) gravidanza;
6) puerperio;
c) tutela dell'infanzia e dell'età evolutiva:
1 ) controllo dello sviluppo psico-fisico e sociale;
2) diagnosi precoce di malattie congenite;
3) diagnosi tempestiva di anomalie, di esiti invalidanti da malattie;
4) rilevazione di disagio psico-sociale;
5) obesità infantile;
d) sessualità:
1 ) informazione ed educazione;
2) problematiche e patologie anche connesse con le diverse fasi della vita;
3) abusi e violenze intra ed extrafamiliari;
e) relazioni di coppia e famiglia:
1 ) educazione alle relazioni di coppia e di famiglia;
2) problematiche intraconiugali e intrafamiliari;
3) abusi, maltrattamenti e violenze intraconiugali e intrafamiliari;
4) conflittualità intraconiugale e intrafamiliare anche in regime di separazione e divorzio; mediazione familiare;
f) competenze genitoriali nei confronti dei figli:
1 ) educazione all'assolvimento delle competenze educative;
2) aiuto, sostegno, consulenza, intervento psicologico anche ad indirizzo terapeutico;
3) consulenza ed intervento pedagogico;
4) aiuto, sostegno, consulenza, intervento professionale di servizio sociale anche per l'integrazione e la sostituzione del nucleo familiare;
g) competenze di cure ed educazione dei minori:
1 ) informazione/formazione di adulti con responsabilità educative;
2) affido etero-familiare (organizzazione);
3) adozione anche internazionale;
h) spazi innovativi per:
1 ) preadolescenza-adolescenza-giovani:
- attività, spazi ed interventi specifici;
- educazione alla affettività e alla sessualità;
- prevenzione, rilevazione e primo approccio al disagio psico-sociale anche familiare con particolare riferimento a problematiche e patologie connesse alla salute mentale, alla tossicodipendenza, all'alimentazione (obesità, anoressia, bulimia);
2) giovani coppie: attività, spazi ed interventi specifici anche informativi e formativi;
3) immigrati: spazi, attività ed interventi specifici anche informativi e formativi.

Le attività consultoriali si realizzano attraverso percorsi intervento snelli ed agevoli e "pacchetti offerta" per dare risposte complessive ai bisogni/domande dell'utenza.
Nell'ambito delle attività consultoriali sono assicurate:
a) il segretariato sociale;
b) l'informazione, l'educazione sanitaria, la promozione sociale;
c) l'assistenza di base ostetrica e ginecologica;
d) l'assistenza pediatrica per la promozione e la tutela della salute psico-fisica e sociale del bambino;
e) l'aiuto, il sostegno, la consulenza, l'intervento psicologico anche ad indirizzo terapeutico;
f) l'aiuto, il sostegno, la consulenza, l'intervento professionale di servizio sociale anche per l'integrazione e la sostituzione della famiglia d'origine;
g) eventuale aiuto, sostegno, consulenza e intervento pedagogico;
h) spazi ed interventi specifici per preadolescenti, adolescenti e giovani, per giovani coppie, per immigrati.

Oggi si tende a considerare la preadolescenza, l'adolescenza, la prima giovinezza, età a rischio.
Senza entrare nel merito di queste affermazioni, si ritiene che prevedere nell'ambito delle attività consultoriali spazi, iniziative, interventi e prestazioni specifiche per le persone di tali età possa concorrere alla tutela della salute, intesa anche come prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, all'educazione alla vita affettiva, alla sessualità, alla procreazione responsabile, alle relazioni di famiglia, alla prevenzione del disagio psico-sociale.
Negli incontri di lavoro con gli operatori del territorio, con gli insegnanti dei vari ordini e gradi di scuola, a cominciare dalla scuola materna, emerge altresì la difficoltà delle giovani coppie in particolare per quanto concerne le relazioni di coppia, le competenze genitoriali.
E' opportuno, come è già stato fatto da alcuni consultori privati nella nostra regione, prevedere anche per queste persone spazi, interventi e prestazioni professionali specifiche.
Altrettanto necessario è prevedere spazi, interventi mirati e nuovi per le immigrate che vivono problematiche afferenti alla salute femminile.
Le attività per gli adolescenti e i giovani, le giovani coppie e gli immigrati, anche quando assicurate nei distretti, si rivolgono ad una popolazione di ambiti territoriali pluridistrettuali.

Sono altresì assicurati.
1 ) l'unitarietà e l'integrazione socio-sanitaria all'intemo di ogni attività consultoriale;
2) il collegamento funzionale con i servizi ospedalieri per l'approfondimento diagnostico e l'eventuale intervento terapeutico;
3) il collegamento funzionale con gli altri servizi della AUSL, anche con quelli per la salute mentale e la tossicodipendenza, per la definizione e l'attuazione di piani di intervento a sostegno delle persone, in particolare della gestante, della donna, della donna con figli, dei figli minori, quando a carico di uno o entrambi i componenti la coppia sono presenti pesanti problematiche sanitarie, intellettive, psichiatriche, di tossicodipendenza;
4) il collegamento funzionale con i Comuni per l'integrazione quando necessario, delle iniziative, degli interventi, delle prestazioni professionali socio-sanitarie consultoriali con quelle socio-assistenziali comunali.

Attività consultoriali "di base" e ad "alta specializzazione"
Fin dalla prima attuazione della legge 405/1975 le attività consultoriali sono state considerate "risposte a bisogni primari di consistenza quantitativa significativa per le quali non sono necessarie particolari specializzazioni".
Si è ritenuto infatti che tutti gli operatori fossero in grado di fare tutto e che, in caso contrario, ci fossero sempre altri servizi in grado di assicurare gli interventi specializzati.
In realtà negli anni sono emerse, nell'ambito delle tematiche consultoriali, problematiche e patologie nuove e sempre più gravi che richiedono iniziative, interventi, prestazioni professionali, anche di prevenzione, di particolare specializzazione.
Si manifestano in tutta la loro gravità devianze sessuali quali la pedofilia, di cui i minori sono vittime, l'abuso e la violenza di cui i minori sono vittime e a volte protagonisti.
I genitori sembrano avere maggiori difficoltà nell'assolvimento delle competenze di cura e di educazione dei figli; sembrano avere sempre maggiori difficoltà e problemi quanti si dedicano all'educazione dei minori per un impegno solidaristico - affido familiare e adozione - per un impegno professionale quale gli insegnanti.
Le conflittualità intraconiugali ed intrafamiliari perdurano anche in regime di separazione e di divorzio; sono sempre più evidenti gli episodi di maltrattamento e di violenza intrafamiliare. Il disagio preadolescenziale, adolescenziale e giovanile sfocia con maggiore frequenza nel suicidio, nelle problematiche e nelle patologie di salute mentale e di tossicodipendenza, nelle problematiche connesse con l'alimentazione (obesità, bulimia e anoressia).
Gli operatori non possono essere in grado di dare risposte significative a problematiche e patologie così diverse ciascuna delle quali richiede in genere un'alta specializzazione.
Per assicurare adeguate risposte alle esigenze attuali della popolazione, la Regione, a cominciare dal 1996, ha chiesto alle AUSL di individuare, nell'ambito delle équipes consultoriali, specifici gruppi di lavoro in possesso di particolare preparazione professionale che possano operare nelle varie tematiche che si vanno via via individuando: la sessualità, la vita di coppia, la conflittualità coniugale, la violenza e altro.
I gruppi di lavoro sono équipes minime costituite da dipendenti di ruolo della AUSL, impegnati a tempo pieno nelle attività consultoriali, ciascuna delle quali assicura le attività consultoriali "di base" e, per un numero limitato di ore, una sola attività "ad alta specializzazione".
Le attività ad alta specializzazione anche se assicurate nei distretti hanno bacino di utenza interdistrettuale.
La Giunta regionale, con appositi atti, definisce le attività consultoriali ad alta specializzazione, il numero degli specifici gruppi di lavoro che in ciascuna AUSL provvedono alle diverse attività, nonché le figure professionali dei componenti di tali gruppi.

4) Assetto organizzativo
a) Servizio consultoriale e distretto
La legislazione vigente, compresa la recente l.r. 17 luglio 1996, n. 26 prevede che il servizio consultoriale sia assicurato nel distretto.
Le attività consultoriali "ad alta specializzazione" sono assicurate nel distretto per ambiti territoriali pluridistrettuali.
Come precisa il documento del Ministero della sanità "considerazioni sui consultori familiari e ipotesi per la loro riqualificazione" l'inserimento nel distretto avviene tenendo conto della peculiarità del servizio consultoriale, della necessità di salvaguardarne l'unitarietà funzionale e strutturale, il livello di specializzazione degli operatori.
b) Requisiti strutturali
Le attività consultoriali sono assicurate in un unico piano, in locali contigui, in uno spazio complessivo comunque ben distinto e ben distinguibile dagli altri servizi del distretto.
Ogni sede per l'assistenza consultoriale dispone di:
- locale per l'accoglienza utenti, segreteria ed informazioni;
- locale per aiuto, sostegno e consulenza, intervento psicologico ad indirizzo terapeutico;
- locale per visite ostetriche-ginecologiche;
- locale per attività consultoriale pediatrica;
- locali per corsi di preparazione alla nascita, di educazione sanitaria e promozione sociale;
- spazio archivio;
- locale per aiuto, sostegno e consulenza sociale;
- locali per attività dei consulenti;
- sala di attesa, riservata alle attività consultoriali i quanto all'utenza di tali attività deve essere assicurata anche la riservatezza.
c) Attrezzature ed arredi
Ogni sede consultoriale è dotata di attrezzature ed arredi necessari per lo svolgimento delle varie attività, attrezzature ed arredi definiti dagli operatori stessi.

5) Organizzazione delle attività
Ogni AUSL provvede ad assicurare nel territorio di competenza le attività consultoriali; provvede altresì a:
a) individuare, per le attività ad alta specializzazione, i componenti dei vari gruppi di lavoro, la sede di lavoro, l'ambito territoriale di competenza;
b) definire il numero di ore settimanali che ciascun operatore dedica alle attività consultoriali di base e a quelle ad alta specializzazione.
Provvede altresì a definire, con atti formali:
a) i collegamenti funzionali con i servizi ospedalieri per l'approfondimento diagnostico e l'eventuale intervento terapeutico;
b) i collegamenti funzionali con i vari servizi della AUSL stessa, in particolare con quelli per l'handicap, per la salute mentale e le tossicodipendenze, per l'individuazione e la presa in carico delle situazioni multiproblematiche e a grave, gravissimo rischio psico-sociale a tutela della gravidanza, della maternità, della minore età;
c) le intese, le convenzioni, gli accordi di programma con i Comuni per la pronta presa in carico socioassistenziale delle persone, anche minori, per le quali sono necessarie anche tali prestazioni.

6) Organico del personale
a) Operatori
Le attività consultoriali sono assicurate dai seguenti operatori:
- assistente sociale;
- ginecologo;
- ostetrica;
- pediatra;
- psicologo.
Sono previste, in qualità di consulenti, altresì figure professionali quali il sessuologo, il sociologo, il legale, il neuropsichiatra infantile, l'andrologo, l'endocrinologo, il dietologo e l'odontoiatra. Il Ministero della sanità nel più volte citato documento "considerazione sui consultori familiari e ipotesi per la loro riqualificazione" prevede come consulente anche il pedagogista già previsto nella legge 405/1975 e nella l.r. 11 /1977.
L'AUSL determina il numero degli operatori, anche consulenti, le ore di presenza di ciascuno di loro nei vari distretti tenendo conto delle singole realtà locali.
A titolo meramente indicativo, si può prevedere, per ogni 10 mila abitanti il seguente orario settimanale distinto per figure:
- 1 assistente sociale per 18 ore settimanali;
- 1 ginecologo per 9 ore settimanali;
- 1 ostetrica per 18 ore settimanali;
- 1 pediatra per 9 ore settimanali;
- 1 psicologo per 9 ore settimanali.
L'AUSL può prevedere un aumento nelle ore di presenza settimanali nelle varie sedi di lavoro in relazione a:
- caratteristiche del territorio e bisogni della popolazione;
- attività consultoriali ad alta specializzazione assicurate;
- esercizio delle funzioni amministrative di cui agli articoli 22 e 23 del d.p.r. 616/1977 ove delegate dai Comuni;
- integrazione sanitaria, o più precisamente psicologica, con le prestazioni socio- assistenziali municipali.
b) Responsabile di gestione
Il Ministero della sanità nel documento citato più volte relativo all'attività consultoriale rileva l'opportunità di individuare in ogni distretto un responsabile di gestione per le attività consultoriali con il compito di rispondere dei programmi annuali, dell'efficacia e dell'efficienza della struttura, della trasmissione delle informazioni riguardanti l'attività stessa.
L'AUSL pertanto provvede ad individuare in ogni distretto dove sono assicurate le attività consultoriali il responsabile di gestione delle attività consultoriali stesse, individuandolo fra i dipendenti di ruolo che abbiano competenze professionali e posizione funzionale idonea a tale incarico.

7) Coordinamento delle attività consultoriali
A livello centrale, l'AUSL, attraverso il servizio competente in materia svolge un'attività di coordinamento nella definizione dei programmi dei singoli distretti, di rimozione degli ostacoli che si frappongono alla loro attuazione, di definizione dei collegamenti fra i vari servizi della AUSL nonché fra il servizio consultoriale ed i servizi socio-assistenziali dei Comuni.

8) Verifica e revisione di qualità
Come è noto, il d.lgs. 502/1992 ed il successivo d.lgs. 517/1993 prevedono, rispettivamente agli articoli 10 e 12 "l'adozione, in via ordinaria, della verifica e revisione della qualità delle prestazioni (V.R.Q.)", "al fine di garantire la qualità dell'assistenza alla generalità dei cittadini".
La VRQ è tesa a sottoporre a verifica sistematica l'attività svolta dai servizi, al fine di migliorarne costantemente la qualità. Per far questo essa si avvale di indicatori, cioè di valori numerici capaci di descrivere sinteticamente aspetti specifici o generali, di evidenziare le caratteristiche nonché l'evoluzione delle variabili osservate.
Solitamente la valutazione di qualità prende in esame alcuni segmenti fondamentali del servizio o presidio che eroga le prestazioni:
- struttura;
- procedure (o processo);
- esiti (o risultati).
Si ritiene opportuno articolare maggiormente l'analisi, distinguendo ulteriori segmenti di indagini, quali:
a) struttura;
b) accessibilità;
c) procedure (o processo);
d) esiti (o risultati) distinti in intermedi e finali;
e) costi.
a) Struttura
Fa riferimento a "quanto viene usato" per mettere il servizio in condizione di operare: sedi, arredi, strumentazione, personale, ecc..
b) Accessibilità
Fa riferimento alla capacità di un servizio di essere facilmente raggiungibile e concretamente utilizzato dalla popolazione.
c) Procedure (o processo)
Concerne il "come si fa'' ed il "quanto si fa": implica pertanto il percorso seguito nell'assunzione delle decisioni operative che riguardano il singolo utente nonché le iniziative rivolte alla collettività, ma anche l'entità complessiva del lavoro svolto (prestazioni ambulatoriali, attività coi gruppi, attività educative esterne, ecc.). Al suo interno potrebbe essere collocato un numero elevato di indicatori.
d) Esiti (o risultati)
E' questo uno degli ambiti più rilevanti e, insieme, di più difficile lettura: nella sua accezione ultima (di risultati finali) fa infatti riferimento all'efficacia degli interventi, cioè alla loro capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati e traducibili in termini di "salute" per la popolazione servita. Si tratta dunque di un terreno complesso (su cui peraltro operano altri servizi ed istituzioni pubbliche e private) che, nel nostro caso, non può che fare riferimento a quanto emerge dalla sorveglianza epidemiologica per gli aspetti più propriamente connessi alle funzioni consultoriali. E' tuttavia possibile distinguere anche esiti o risultati intermedi che sono rilevanti e possono essere adeguatamente valutati.

9) Aggiornamento degli operatori
Il personale addetto al consultorio deve essere aggiornato e riqualificato.
Il Servizio servizi sociali e il Servizio sanità della Regione, d'intesa con l'Agenzia sanitaria regionale e le AUSL, elaborano programmi per l'aggiornamento dei consultori.
Le AUSL locali provvedono all'attuazione di tali programmi.
Nell'ambito del finanziamento regionale per la gestione e il funzionamento dei consultori è riservata una quota pari al 20 per cento per l'attività di aggiornamento di cui sopra.

B - SERVIZIO CONSULTORIALE PRIVATO

Nelle Marche, autorizzati dalla Regione, operano n. 10 servizi consultoriali istituiti e gestiti da privati ai sensi dell'articolo 2, lettera b) della legge 405/1975 e dell'articolo 9 della l.r. 31 marzo 1977, n. 11.
Tali consultori sono:
1 ) AUSL n. 3 di Fano: Associazione "La famiglia" - Via Arco d'Augusto - Fano.
Convenzionato con la AUSL;
2) AUSL n. 4 di Senigallia: Consultorio familiare U.C.I.P.E.M. - Piazza Diaz, 6 - Senigallia
Convenzionato con la AUSL;
3) AUSL n. 5 di Jesi: Centro promozionale famiglia - Consultorio familiare - Piazza Federico II - Jesi
Convenzionato con la AUSL;
4) AUSL n. 6 di Fabriano: Consultorio familiare libero - Via Gioberti, 15 - Fabriano
Non risulta convenzione con la AUSL;
5) AUSL n. 7 di Ancona: Centro promozionale famiglia - Consultorio familiare - Piazza Santa Maria, 4 - Ancona
Non risulta convenzione con la AUSL;
6) AUSL n. 9 di Macerata: Consultorio familiare "ll portale" - Via Don Minzoni, 31 - Macerata
Convenzionato con la AUSL;
7) AUSL n. 11 di Fermo: Famiglia nuova - Via M. Morrone, 3 - Fermo
Non risulta convenzione con la AUSL;
8) AUSL n. 12 di S. Benedetto del Tronto : Centro famiglia - Via Formentini, 14-20 - S. Benedetto del Tronto
Non risulta convenzione;
9) AUSL n. 13 di Ascoli Piceno: A.I.E.D. - Via dei Sabini, 25 - Ascoli Piceno
Convenzionato con la AUSL
10) C.IA.F. - Via P. Marucci, 1 - Ascoli Piceno
Non risulta convenzione.
I mutamenti del quadro legislativo in materia sanitaria, i nuovi assetti istituzionali rendono necessario richiedere alle AUSL un'attività di verifica delle attività assicurate in tutti i servizi consultoriali privati, autorizzati dalla Regione, anche non convenzionati con le AUSL stesse.
Il responsabile del consultorio privato provvede a:
a) definire le attività consultoriali "di base" e "ad alta specializzazione" che intende assicurare;
b) garantire gli spazi, le attrezzature e gli arredi, il personale necessario all'esplicazione delle attività prescelte.
In analogia a quanto previsto per le AUSL, le prestazioni assicurate sono soggette alla verifica ed alla revisione di qualità.
Le eventuali convenzioni riguardano in genere una parte delle attività consultoriali, quelle concernenti la procreazione, la genitorialità, l'educazione alla vita di coppia e di famiglia.

C - ADEMPIMENTI SUCCESSIVI

Entro novanta giorni dall'approvazione del presente atto, la Giunta regionale allo scopo di pervenire ad un sistema di interventi omogeneo su tutto il territorio regionale, mette a punto ed approva una scheda, anche per ogni singola attività consultoriale, a cui debbono uniformarsi tutti i servizi consultoriali pubblici e privati (u.c. articolo 14 della l.r. 11/1977).
Tale scheda, omogenea su tutto il territorio regionale permette alla AUSL il riscontro delle iniziative, delle attività e degli interventi assicurati dai servizi consultoriali, nonché orienta l'operatore nella rilevazione delle problematiche dell'utenza.
Entro novanta giorni dall'approvazione del presente atto la Giunta regionale propone, con appositi provvedimenti, al Consiglio regionale:
a) le iniziative, le attività, gli interventi di competenza del pediatra consultoriale, differenziandoli da quelli del pediatra di base, dei servizi ospedalieri;
b) le modalità affinché le prestazioni assicurate o richieste dal servizio consultoriale della AUSL siano erogate gratuitamente.

 


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