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Convegno del Consultorio familiare "La famiglia"
Jesi (Ancona), 15 maggio 1991

NONNI E GENITORI:  Le possibilità di un incontro

Federico Cardinali - Gabriella Guidi

 

 

PRESENTAZIONE

Queste pagine sono un po' per "addetti ai lavori", data la complessità di certi contenuti sui quali vogliamo portare l'attenzione e la sinteticità con cui sono indicati. Esse sono soltanto degli appunti che offrono un quadro di riferimento entro cui collocare quanto affrontiamo nell'incontro di questa sera.
Abbiamo comunque cercato di uscire da un linguaggio tecnico e da iniziati, proponendoci, così, di permettere anche a coloro che incontrano la famiglia esclusivamente come un’esperienza di vita, di poter riflettere su ciò che, in modo estremamente più ricco, stanno vivendo.
I tecnici sapranno usare l'umiltà di chi sa e può ascoltare il linguaggio altrui; a tutti ci auguriamo possa arrivare uno stimolo alla riflessione su quanto stanno costruendo attraverso il vivere quotidiano.
Vi invitiamo a fare un viaggio nel mondo interno della famiglia 1, fermandoci qua e là, osservando in particolare quella zona di confine condivisa tra le due generazioni di adulti, quella dei nonni e quella dei genitori. In questa esplorazione, una domanda: come incontrarsi senza invadere lo spazio altrui e senza sentirsi invasi nel proprio.

UN MODELLO DI PENSIERO

Pensare "familiare"

Il nostro è un pensare "familiare": mentre parliamo di individui, li pensiamo e li immaginiamo in termini familiari. Anche noi stessi ci pensiamo in termini di membri di una famiglia: la nostra famiglia d’origine è il nostro modello di pensiero e il fondamento della nostra identità. Io, mio padre, mia madre: sono queste le coordinate di noi stessi. Da bambini, da giovani, da adulti e da vecchi, continuiamo a rappresentarci e a sentirci in relazione con i nostri genitori, reali e interiorizzati (interni).
Questo modello di identità psicologica lo abbiamo poi tradotto perfino in identità anagrafica: il cognome e il nome che portiamo, che ci identificano in ogni momento e in ogni luogo, nella società, ci sono stati dati dalla nostra famiglia (fino a non molti anni fa perfino nei documenti eravamo indicati come "figlio di... e di...").

Un pensare "a tre generazioni"

La memoria diretta di un individuo, quella segnata attraverso l'esperienza personale, è una memoria familiare che coinvolge, ad un alto livello di significatività, almeno tre generazioni: quelle indicate nel titolo di questo incontro. Nonni, genitori, nipoti/figli: ognuno di noi ha un posto all'interno di questo mondo relazionale.
Tutti gli studiosi della famiglia sono d'accordo nel sostenere che la buona salute mentale di un individuo viene costruita in un contesto trigenerazionale "sufficientemente buono" (good enough). Così come una patologia psichica può essere compresa nella sua complessità di significato, quindi seriamente affrontata sul piano terapeutico, solo allargando il campo di osservazione e di intervento ad almeno tre generazioni: i nonni, i genitori, i figli.
C. Whitaker 2, uno dei più grandi psicoterapeuti della famiglia viventi, sostiene che lui non riesce a pensare ad un individuo se non collocandolo nella sua storia familiare.

LA FAMIGLIA COME SISTEMA

Provando ora ad entrare nel mondo interno della famiglia, la prima caratteristica che ne possiamo cogliere è quella di porsi come un organismo. Come ogni organismo vivente, anche la famiglia è capace di svolgere quelle funzioni necessarie alla sua sopravvivenza ed è in grado di procedere, lungo il tempo, verso la sua maturazione, attraversando certe tappe evolutive.
Volendo usare una parola più tecnica, dovremmo parlare di "sistema" ed esprimere la nostra idea dicendo che "la famiglia è un sistema attivo in costante trasformazione" 3, cioè un organismo complesso che si modifica nel tempo, con lo scopo di assicurare continuità e crescita [psicosociale] ai membri che lo compongono.
I membri di questo sistema, gli elementi costitutivi di questo insieme sono le persone. Non la casa, gli oggetti, i soldi, le cose in genere: questi possono solo definirne alcune caratteristiche esteriori, di superficie, potremmo dire; in qualche modo "colorano" la facciata della famiglia. Gli atomi costitutivi di questa molecola, le parti costitutive di questa macchina sono gli individui. Ogni famiglia è fatta da individui; ogni individuo è parte di una famiglia. Come non è pensabile un individuo senza famiglia, ovviamente non è pensabile una famiglia senza individui...
Nell'avvicinarsi allo studio della famiglia, due aspetti sono importanti da considerare: la continuità di questo organismo che si conserva nel tempo - la famiglia, cioè, con il passare del tempo, non scompare, non muore - e la sua capacità di evolvere, cioè di accettare al suo interno dei cambiamenti: quei cambiamenti che gli permettono di sopravvivere adattandosi ai mutamenti dell'ambiente interno ed esterno, sviluppando così la capacità di rispondere ai bisogni, propri e di ciascuno dei suoi membri, che mutano con il procedere del tempo.
Tale processo evolutivo si muove attraverso l'interazione di due forze, in apparente opposizione tra loro: da una parte il bisogno di stabilità (omeostasi), dall'altra il desiderio di trasformazione. E' questa interazione che mantiene la famiglia in buona salute, garantendone sia l'evoluzione che la stabilità.

IL CICLO VITALE

Ogni fase di passaggio comporta un momento di riequilibramento delle dinamiche interne e delle regole dell'insieme.
Perché si possa procedere da un punto ad un altro è necessario che l'equilibrio precedente venga abbandonato così da lasciare il posto al nuovo: come quando, nel camminare, il corpo può andare avanti rompendo l'equilibrio costruito su un piede per costruirne uno nuovo sull'altro, in una progressione continua. La stessa crescita si attua attraverso un processo di riequilibramento continuo: se il corpo dicesse "ora voglio fermarmi sull'equilibrio raggiunto", sarebbe la sua morte: le cellule si bloccherebbero in una paralisi totale, bloccando il funzionamento di ogni organo e di ogni apparato.
Ogni movimento comporta in sé la necessità della crisi. Essa è fisiologica, come stimolo alla crescita, ma nello stesso tempo ha in sé delle potenzialità involutive.
Come ogni sistema in evoluzione, quindi, anche la famiglia può trovarsi nelle condizioni di non riuscire ad oltrepassare la linea di confine tra una fase e l'altra, e quindi vedersi bloccata nel suo processo di crescita. Noi diremo che una famiglia sviluppa una crisi quando non ha la capacità o i mezzi per assimilare il cambiamento, in altre parole, quando la rigidità delle sue regole le impedisce di adattarsi al proprio ciclo vitale e a quello dei suoi membri.
Nella realtà, infatti, viene a svilupparsi un’interazione costante tra l'evoluzione dei singoli membri (padre, madre, figli) e l'evoluzione della famiglia nel suo insieme.

Per indicare questo processo evolutivo, noi parliamo di CICLO VITALE della famiglia.
Molti studiosi, sia psicologi che sociologi, hanno cercato di indicare le varie fasi del ciclo vitale di una famiglia nella società occidentale. Tutti questi studi sottolineano come gli uomini hanno in comune con gli altri esseri viventi molti momenti del loro ciclo evolutivo: la fase del corteggiamento, dell'accoppiamento, della costruzione del nido (la casa, la tana), della procreazione, dell'allevamento della prole, del conseguimento della vita autonoma da parte dei figli, dell'invecchiamento, ecc., ma anche come a causa dell'organizzazione più complessa dei rap-porti sociali dell'uomo, certi problemi che si presentano lungo l'arco del ciclo vitale della famiglia siano patrimonio esclusivo della nostra specie.
Proprio in riferimento al tema di questa sera possiamo osservare come la specie-uomo sia l'unica a vivere una relazione di parentale che coinvolga più di due generazioni. Nessuna specie animale - allo stato attuale delle nostre conoscenze - vive una relazione nonni-nipoti: tutte si fermano alle due generazioni, genitori e figli. (Ciò, inoltre, per un tempo limitato al periodo della dipendenza e non autonomia di questi ultimi; non risulta di animali adulti che vadano a trovare i loro genitori, magari portando con sé i propri cuccioli!).
Alcune fasi di questo ciclo vitale, che sono particolarmente significative per il processo evolutivo della famiglia nel suo insieme e dei singoli individui come persone, sono oggetto di particolare attenzione da parte degli studiosi del comportamento umano e dei clinici. Ne enumeriamo alcune: il corteggiamento, il ma-trimonio, la nascita dei figli, il periodo centrale del matrimonio e l'adolescenza dei figli, l'emancipazione dei genitori dai figli, il pensionamento e la vecchiaia, la morte.

LE GENERAZIONI E I CONFINI

Queste osservazioni ci portano a chiarire alcuni concetti: le generazioni, la famiglia nucleare, la famiglia estesa. Sono concetti d'uso comune nel linguaggio quotidiano. Tutti parliamo di generazione dei figli, di generazione dei genitori, di generazione dei nonni... così facendo utilizziamo, implicitamente, alcune categorie per definirle (età, ruoli, funzioni, compiti) operando contemporaneamente anche una differenziazione tra di esse in una dimensione spazio-tempo-funzioni.
Costruiamo, cioè, nella nostra mente una definizione di "confine" tra una generazione e l'altra, collocandole, nella nostra mappa cognitiva, come aree geografiche, o regioni confinanti e appartenenti, però, ad uno stesso stato.
La famiglia, quindi, si presenta come un insieme non solo di individui, ma anche di generazioni.
In una rappresentazione grafica:

la generazione dei nonni
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la generazione dei genitori
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la generazione dei figli/nipoti


Una regola fondamentale:

Ogni generazione ha il diritto al rispetto e alla non invasione del suo spazio e ha il dovere di rispettare e non invadere lo spazio altrui.

Il processo evolutivo

Abbiamo detto sopra come il passaggio tra una fase e l'altra del ciclo vitale sia una necessità fisiologica per la famiglia, e come l'intoppo in un qualsiasi momento evolutivo possa manifestarsi come momento di crisi; allargando ora questo concetto, dobbiamo dire che non solo la famiglia nel suo insieme, ma anche ogni individuo che ne è parte, così come ogni generazione all'interno del suo spazio vitale, vivono la necessità fisiologica di procedere lungo un cammino evolutivo percorrendo le varie tappe di crescita.
La salutedella famiglia, la salute dei singoli individui e la salute di ogni generazione sono strettamente interdipendenti in un rapporto di causalità circolare (causalità reciproca).

Ricchezza e complessità del processo evolutivo

Tentare di cogliere un momento per fermarlo nel pensiero rischia di tradursi in un’operazione d’impoverimento rispetto alla ricchezza del fluire della vita. Un qualsiasi momento nella vita di una famiglia è il risultato dell'interazione di quanto ogni individuo ci porta di sé e della sua storia evolutiva; così come ogni momento nella vita di ogni singolo individuo è strettamente collegato con la storia passata e presente che la famiglia vive lungo il suo processo evolutivo.
Con questa consapevolezza proviamo ora a "fermare" un momento di questo ciclo: uno dei momenti più ricchi e più sconvolgenti rispetto ad un equilibrio raggiunto: la nascita di un figlio. Essa rappresenta il punto chiave di passaggio generazionale per gli adulti coinvolti: quando nasce un bambino nascono anche due genitori e nascono anche... i nonni.

Andrea è un bambino nato da pochi mesi. Luigi e Giuliana sono i suoi genitori; un'età sui 30 anni, vivono nella loro casa, da soli con il figlio. I genitori di Luigi e i genitori di Giuliana, tutti in buona salute, sono ancora "sconvolti" dalla nascita di Andrea: è il loro primo nipote.
Andrea ora sta crescendo, nel corpo e nella mente. Egli sta lavorando per consolidare il processo di separazione tra sé e il mondo esterno (sua madre, suo padre, poi tutti gli altri). Pian piano Andrea sta diventando un individuo separato, non solo sul piano fisico (questo processo l'ha avviato fin dal periodo della gravidanza fino ad arrivare al giorno della nascita), ma anche in una dimensione psichica e mentale.
Luigi e Giuliana stanno anch'essi attraversando un periodo di grossi cambiamenti. Fino a poco tempo fa erano solo due figli. Da poco più di un anno sono diventati due coniugi, marito e moglie: si sono presi in carico una famiglia da mettere in piedi, loro due, e una vita di coppia da costruire.
Essi hanno imparato che l'autonomia della loro famiglia deve essere "contrattata" con le rispettive famiglie d’origine, perché tra l'una e le altre si possano definire dei "confini" chiari, non rigidi (cioè invalicabili), ma neanche così bucherellati da fare acqua da tutte le parti (cioè con-fusi: fusi insieme)!
Ora sono diventati anche genitori: Andrea potrà crescere grazie alla loro presenza e al loro aiuto.
Essere genitori (cioè diventare genitori) comporta anche una nuova identità da costruire di fronte a sé stessi e di fronte ai propri genitori. E' un po' come riconoscersi e farsi riconoscere un nuovo ruolo e una nuova funzione, soprattutto da parte di coloro che fino ad oggi ne erano esclusivi custodi.
I loro genitori erano i soli, in questa storia familiare, ad essere tali; ora anche Luigi e Giuliana sono custodi di questa funzione che si possono legittimamente attribuire e con la quale possono (anzi, debbono) identificarsi.
I loro genitori sono ora diventati nonni; contemporaneamente continuano ad essere genitori e continuano ad essere una coppia di coniugi; nel loro mondo interno essi si sentono, per la verità, anche figli.
Anch’essi ora si stanno riorganizzando: non solo esteriormente, ma anche nel loro mondo interno e nel loro universo relazionale (limitato per ora, nella nostra osservazione, a questa famiglia di tre generazioni a confronto).
Accettare che i propri figli diventino genitori significa un po' riconoscerli sul loro stesso piano, farli entrare a pieno titolo nel mondo degli adulti e in quel mondo "misterioso" di cui avevano chi sa quante volte parlato "quando avrai i figli tu, allora potrai capire...!". Ora i figli ci sono, dunque non si può rimandare oltre.
Se i propri figli ora hanno i loro figli, ciò significa anche che essi sono diventati nonni. Essere nonni è una soddisfazione che dà anche un immenso piacere: è un po' come sentire che la propria vita continua e poterne cogliere tutta la grandezza e la potenza.
Significa anche sentire che ora la propria vita sta entrando in una dimensione nuova (di spazio, tempo e funzioni), diversa, da accettare e da costruire. Anche il loro processo evolutivo, dunque, continua.
Il nuovo bambino ha bisogno di essere accolto e aiutato a crescere, ma questo compito non appartiene a loro in prima persona: è dei suoi genitori. Essi possono fare gli assistenti di volo, i comandi di questo aereo, però, non sono nelle loro mani.
E' nelle loro mani, invece, la loro vita. La vita di loro come compagni di cammino in questo viaggio fatto insieme per tanti anni.
Se durante il viaggio hanno saputo guardarsi ogni tanto e rivolgere gli occhi l'uno sull'altro, ora si conoscono bene e il nuovo incontro e il nuovo stare insieme, da soli, senza figli, è come un tesoro custodito e ritrovato. Se invece i loro occhi hanno guardato sempre e soltanto i figli, ora sarà difficile ritrovarsi e farsi compagnia... Non solo, ma sarà un bisogno di sopravvivenza continuare a guardare i figli invadendo quello spazio familiare autonomo che essi si stanno costruendo.

PER UN FUNZIONAMENTO "SUFFICIENTEMENTE BUONO"
Accettarsi ed accettare

Perché i nonni e i genitori possano incontrarsi è necessario costruire un terreno di accettazione: di sé e dell'altro.
Il nonno ha bisogno di fare amicizia con la nuova immagine di sé stesso come persona che ha raggiunto certi livelli evolutivi, legati all'età e all’esperienza, attraverso il superamento delle tappe precedenti. (Si pensi, ad es., a certi nonni che non vogliono essere chiamati "nonno" dai loro nipoti, perché così si sentono "vecchi": come se essere vecchi fosse una colpa o una disgrazia di cui vergognarsi!).
Accettarsi come nonni è una premessa indispensabile per poter accettare il cambiamento nei figli che ora sono diventati genitori.
Permettere ai propri figli di essere - quindi di fare - i genitori è molto importante, perché essi stessi possano darsi il permesso di entrare in questa nuova area (l'area genitoriale) che ha ospitato finora gli attuali nonni.
Il nuovo genitore ha bisogno di costruire questa nuova immagine di sé: quella di adulto "capace" di trasmettere la vita e di prendersene cura. Per lui è importante che possa sentire di avere il permesso dai propri genitori, che gli venga riconosciuta la capacità e la competenza (e il diritto ad esercitarla).
E' questo un lavoro interno che porta avanti con il/la suo/a compagno/a.
La chiarezza di ruoli e il rispetto di questi permette ai nonni di fare i nonni e ai genitori di fare i genitori.

Il rispetto dei confini

Il nonno, dicevamo sopra, è ora l'assistente di volo, il genitore è il pilota nella nuova famiglia. In caso di emergenza il pilota va sostituito, non potendo restare vuoto il suo posto. Ma ciò non autorizza l'assistente a lavorare per scalzarlo dalla sua sedia; né autorizza il pilota a scendere al primo ostacolo o alla prima critica. (Si pensi a certi nonni che continuamente fanno osservazioni e critiche ai propri figli in nome di un'esperienza che, in verità, si rivela tanto meno digerita quanto più dichiarata; si pensi anche a quei genitori che subito scendono dal seggiolino di comando, alla prima osservazione o alla prima difficoltà, svendendo al primo venuto - un nonno, uno zio, un insegnante, un vicino di casa, ecc. - il loro compito di educatori e sostegno verso i figli).
C'è da osservare, infatti, che se c'è chi tenta di prendere il posto di un altro, questo comportamento è spesso accompagnato da un atteggiamento speculare che l'altro pone in atto: non fa niente, cioè, per conquistare il suo posto o per conservarlo... (si riconsideri il concetto di causalità circolare5 degli eventi).
I nonni restano sempre genitori per i propri figli; ma non sono genitori dei genitori.
Questo è un punto importante per gli uni e per gli altri. Nonni e genitori possono incontrarsi sulla strada dell'ascolto reciproco e del confronto sulle esperienze e sulle scelte educative e di vita. Possono ospitarsi reciprocamente e sentirsi ospitati nel territorio altrui: ospitare ed essere ospite è tutt'altra cosa che attuare un'invasione.
Che il genitore sia rispettato come tale e si possa rispettare egli stesso è una necessità non solo sua, ma anche dei figli.
Il bambino ha bisogno di sentire che i suoi genitori hanno l'autorità (= l'autorevolezza) per essere genitori. Egli ha bisogno di avere in loro il suo punto di riferimento. Quei nonni che correggono (o criticano) i propri figli di fronte ai nipoti o cercano di correggere sui nipoti stessi certi input educativi dei genitori, non solo non sono utili a nessuno, ma diventano dannosi ai bambini proprio in quanto tolgono loro la possibilità di avere un punto di riferimento stabile e sicuro. Non è pensabile, né accettabile - salvo situazioni estreme - che i nonni possano sostituirsi ai genitori.

Uno spazio per la coppia

Nonni e genitori sono anche marito e moglie. E' ovvio, ma non troppo!
Spesso, infatti, quando si diventa genitori si mandano in pensione i coniugi, come se avessero già esaurito il loro compito e finito il loro lavoro.
Quale spazio rimane per la coppia una volta nato il figlio? Provate a chiedere ad una mamma (o ad un padre) da quanto tempo non escono più loro due, da soli (lei con suo marito, lui con sua moglie). Vi diranno che da quando sono nati i figli a loro piace uscire tutti insieme. Se insistete nella vostra ricerca, spiegando che uscire qualche volta significa magari soltanto una volta al mese, o una volta ogni tanto, vi accorgerete come essi vi guarderanno sempre più esterrefatti, con gli occhi sgranati, mentre toccano con mano che dalla nascita dei figli hanno messo "i coniugi in panchina" e sono diventati "genitori a tempo pieno", senza lasciare più uno spazio privato per loro come coppia.
Alcuni giungono perfino a portare il figlio a letto con loro, perché "non vuole dormire da solo". In una famiglia con un figlio di 8 anni, questo bambino va a dormire con la mamma e il babbo se ne va in un'altra stanza, sul letto del figlio. Questi genitori stanno distruggendo la loro coppia in nome di una disponibilità "totale" verso il figlio. 
Alcune domande dovremmo porci: perché questi due coniugi non riescono a conservare un'area minima di sopravvivenza come coppia? Che vantaggi credono di offrire al figlio se lasciano morire così facilmente la loro coppia? Cosa stanno chiedendo a quando bambino... di proteggerli dalla loro intimità? Che senso ha nell'economia affettiva di questa famiglia restare così aggrappati ad un figlio così da non proteggere nessuno spazio di sopravvivenza, né per la coppia, né per il figlio stesso?
Questa è un'area in cui i nonni possono essere di grande aiuto; oppure di ostacolo. Già attraverso la loro esperienza di vita avranno dato ai figli un "modello" per fare i genitori. Ognuno di noi impara i fondamenti di questo "mestiere" alla scuola della propria famiglia (salvo poi ad apportarvi qualche correzione). Se essi hanno saputo conservare uno spazio per sé come coniugi, avranno ora la capacità di sostenere i propri figli nel prendersi cura della salute della loro coppia. Se non hanno saputo farlo, ora rischiano di rinforzare quest’eredità niente affatto salutare. Essi per primi non ce la fanno a fare a meno dei propri figli: se è su loro che gli occhi sono stati sempre puntati, adesso che questi figli se ne sono andati di casa come fanno?
Una signora, sulla settantina, in ottima salute lei e suo marito, mi parlava della sua grande rabbia verso i due figli che, sposati, se ne erano andati a vivere con le loro famiglie ed avevano "abbandonato", diceva, lei e suo marito, lasciandoli soli... Ogni volta che questi venivano a trovare i genitori, lei li maltrattava rinnovando l'accusa di averla "abbandonata". Questo sentimento di abbandono era così forte che non riusciva a comprendere e ad accettare come il primo dovere dei figli fosse proprio quello di prendersi cura delle loro famiglie (quelle che avevano costituito), proprio come lei e suo marito avevano fatto a loro volta.
Quei genitori che "fanno tutto per i figli", senza curarsi nello stesso tempo di loro stessi e della loro vita di coppia, non si rendono conto di come li stiano in realtà imprigionando in una trappola relazionale da cui dovranno faticare molto per uscire; se pure ce la faranno... E' come se ai figli si chiedesse di dare senso alla vita dei genitori, vita che altrimenti sarebbe vuota e priva di ogni significato.
E' un diritto fondamentale di ogni figlio quello di non sentirsi costretto a riempire la vita dei suoi genitori: questo a 5 anni, a 15, a 30... per sempre!

DAL "COSA FARE" AL "COSA PENSARE" (nota)

Spesso ai tecnici (consulenti familiari, assistenti sociali, psicologi, ecc.) viene chiesto di dare consigli su cosa fare in questa o quella circostanza o per questo o quel problema.
Noi crediamo che l'operatore debba evitare di cadere nel tranello del “cosa fare” e indirizzare con la sua risposta verso il “cosa pensare”: è nostro compito, cioè, aiutare le persone a saper cogliere il significato di ciò che chiedono e di ciò che fanno o non fanno, perché è per questa strada che si possono attuare i cambiamenti necessari alla soluzione del problema.


____________________ note

1 E' chiaro che parliamo qui della famiglia come istituzione all'interno del modello proprio della nostra cultura occidentale.
2 Comunicazione personale (settembre 1989).
3 In realtà qui stiamo saltando molti passaggi logici. Un sistema viene definito come un insieme di oggetti in relazione; il sistema è di natura diversa dalla sommatoria dei suoi componenti. Per un approfondimento si rimanda all'opera di L. von Bertalanffy, "Teoria generale dei sistemi", 1969.
4 Per "salute" intendiamo riferirci allo "stato di benessere fisico, psichico e sociale", secondo la definizione che di essa dà l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.).
5 Il concetto di causalità circolare si contrappone, superandolo, al concetto di causalità lineare nella lettura e comprensione dei comportamenti umani. Nella realtà possiamo osservare come il comportamento di una persona sia contemporaneamente risposta al comportamento dell'altro e stimolo per lo stesso, in una relazione di causalità reciproca.
Si rimanda, per un approfondimento, alla letteratura sulla comunicazione umana; in particolare si può vedere P. Watzlawick et al., "Pragmatica della comunicazione umana", 1967.

Jesi, 15 maggio 1991

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