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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

UNA RICORRENZA QUASI DIMENTICATA

 

I LIBRI SONO PERICOLOSI

 

 19 maggio 2013

 

Sono passati ottant’anni. Era il 10 maggio 1933, nella Opernplatz di Berlino si accende un rogo per bruciare i libri. “… Il futuro uomo tedesco non sarà un uomo di libri, ma piuttosto un uomo di carattere…” dice il Ministro della propaganda Goebbels complimentandosi con i giovani nazisti che hanno dato l’assalto alle biblioteche per raccogliere i libri da bruciare.

 

I libri. Oggi viviamo in un mondo libero. E di sicuro non faremo roghi di libri, quasi fossero contenitori di germi, pericolosi per la salute. Per la vita. Eppure… Eppure di libri se ne vendono sempre meno, e sempre più rare sono le occasioni in cui si vede qualcuno con un libro in mano.

Ho letto qualche tempo fa un dialogo che, più o meno, diceva così.

- Cos’hai lì?

- Un libro

- Dove schiacci per fare lo scroll?

- Non faccio lo scroll. Giro le pagine. E’ un libro.

- Puoi scrivere sui blog?

- No, è un libro

- Dov’è il mouse? Puoi farli combattere i personaggi?

- No. È un libro

- Ci mandi i messaggi?

- No

- Ci vai su Twitter?

- No

- Ce l’hai il Wi-Fi?

- No… è un libro. Guarda!

 

Nella mia vita il treno è stato un buon compagno di strada. Oggi un po’ meno, anche se non disdegniamo di ritrovarci ogni tanto. I congressi, i convegni di studio, le conferenze ci richiamano e ci fanno rincontrare. Fino a qualche anno fa era normale ritrovarci in un vagone con un libro in mano. Un breve saluto con chi ti stava seduto vicino, un sorriso, poi ciascuno in compagnia del suo libro.

E oggi? Oggi sei circondato da suoni, trilli, musichette. Un vero assedio. Non puoi più neanche dormire. Se chiudi gli occhi, non sai dire se sei capitato in un’officina o in mezzo a una strada piena di traffico. Se poi li apri, vedi che ci sono tante persone, ma ognuno è da solo, con un gingillo in mano. Il cellulare, il tablet, il computer. E ognuno immagina di essere in collegamento con il mondo, in realtà è mille miglia lontano perfino da chi gli sta seduto accanto.

 

Non oso chiedervi qual è l’ultimo libro che avete letto. Meno ancora vi chiederò quand’è stato. Perché ho paura della risposta. Magari neanche vi ricordate. Ma noi siamo adulti e se vogliamo lasciare che la ruggine s’impadronisca del nostro cervello… liberi di farlo. È un vero peccato secondo me, ma siamo noi i padroni di noi stessi.

Mi preoccupa molto, però, il fatto che quest’abitudine – meglio, dovrei dire dis-abitudine – la passiamo ai nostri ragazzi. Fin da bambini togliamo loro il piacere di maneggiare un libro. Di accarezzare la carta e vedervi camminare le parole che, l’una dopo l’altra, diventano pensieri, domande, emozioni, curiosità, fantasie.

 

Una domanda, però, ce la dobbiamo fare: quante ore lasciamo che i nostri bambini passino davanti alla tv? E quante ore – pardon, minuti (!) – li aiutiamo a stare con un libro in mano? Quante ore i nostri ragazzi spendono davanti al computer e quanto tempo trascorrono in compagnia di un libro?

 

Avevano ragione i nazisti. I libri sono pericolosi. Perché un libro ti aiuta a pensare. Ti aiuta a stare con te stesso. Nel silenzio di un dialogo che coinvolge la mente e il cuore. T’impedisce di correre, con il fiato corto, per stare dietro alle mille sollecitazioni che ti arrivano dagli aggeggi della tecnologia. La tv sempre accesa, Internet sempre connesso, lo smartphone sempre a portata di mano s’impadroniscono di te. T’impongono il loro ritmo, che non è un ritmo sano. Perché non rispetta i tempi della biologia (= i ritmi naturali).

Possiamo fare una prova, se vi va. Fermiamoci un momento dopo che abbiamo passato un’ora davanti al computer o a fare zapping davanti alla tv. Ascoltiamo il nostro respiro. Vedrete che si è fatto corto, veloce: sta in alto, molto più vicino alla gola che all’addome. È segno che siamo agitati, non riposati. Il nostro organismo è in uno stato di eccitazione. Eppure eravamo lì perché volevamo riposarci. È il problema del ritmo. Il ritmo della tecnologia non è sintonizzato con il ritmo della biologia.

Se è così per noi che siamo adulti, come sarà per i nostri bambini o per i nostri ragazzi? Quanto più sono piccoli, tanto più il loro cervello, tutto il loro sistema nervoso, è sensibile alla massa di stimoli che arrivano attraverso i sensi.

 

Sia chiaro, non voglio demonizzare la tecnologia. Anch’io ne faccio uso. Tutti i giorni. Ci permette di fare cose impensabili fino a poco tempo fa. Ma non perdiamo quella sana abitudine di maneggiare un libro. Di farci accompagnare da lui quando la sera siamo stanchi e cerchiamo qualche minuto di pace. E di silenzio.

E al prossimo compleanno dei nostri figli, di qualunque età, regaliamo loro un bel libro. Si sorprenderanno. Ma se diamo loro una mano, impareranno che un libro è un vero amico.

 

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