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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

YHWH, CHI ERA COSTUI?

 

14 luglio 2013

 

Ho preso un libretto in chiesa qualche domenica fa e vi ho trovato questa strana parola YHWH, senza nessuna spiegazione, e la cosa si ripete più volte. Io leggo la sua rubrica, lei mi dirà che non c’entra niente, ma ho deciso di scrivere per chiedere se lei mi sa dire qualcosa. Che significa? Eppure frequento regolarmente la chiesa, ma non ne ho mai sentito parlare. Mi chiedo se non ci stiamo complicando la vita tirando fuori parole nuove, o se invece è la mia ignoranza che mi fa sorprendere…

Andrea

 

Caro Andrea, la nostra rubrica La mente e l’anima si muove tra psicologia e spiritualità. Questo mi fa pensare che se ne parliamo, non siamo proprio… fuori campo. Quindi provo a risponderle.

Quella ‘strana’ parola non è altro che la trascrizione nel nostro alfabeto latino delle quattro lettere (= tetragramma) che formano una parola della lingua ebraica. È la parola che esprime il nome di Dio. Si legge Yahwèh. Nella tradizione ebraica, però, questo nome non si poteva pronunciare: dire il nome di Dio era considerato una mancanza di rispetto verso di Lui.

 

Questa parola nasce da un verbo, che significa esistere, esserci. Sta ad indicare che Dio è.

Perché allora non scriviamo tutta la parola Yahwèh? Perché nell’antica lingua ebraica – la lingua in cui ci è giunta la maggior parte del Primo Testamento – si scrivevano soltanto le consonanti. Le vocali sono state aggiunte successivamente, in epoca più vicina a noi, per indicare la lettura corretta delle parole. Anche oggi, nella scrittura normale, gli ebrei usano soltanto le consonanti (salvo che nella poesia e nei testi sacri).

Quando sono state aggiunte le vocali, c’era però la preoccupazione di ricordare al lettore che il nome di Dio non si doveva pronunciare. E per ottenere questo, i redattori hanno usato un trucco: hanno lasciato le consonanti della parola YHWH e al suo interno hanno inserito le vocali di un’altra parola, ’adonaj che significa Signore. Con un’ulteriore correzione, fatta sempre per evitare che, magari per sbaglio, s’iniziasse a pronunciare il nome di Dio: al posto della prima a di ’adonaj – che era anche la prima vocale della parola che non si doveva pronunciare (Yahwèh) – hanno messo una e: così la parola è diventata YeHoWaH. Per cui ogni volta che essi vedevano scritto YeHoWaH si ricordavano che dovevano leggere non Yahwèh, ma ’adonaj.

 

Ora una curiosità. Se noi guardiamo la parola che è il risultato di quest’operazione (YeHoWaH), credo sia piuttosto facile vedere che da essa trae origine la parola italiana Geova. La parola, cioè, che usano i nostri fratelli cristiani Testimoni di Geova. Essi infatti sostengono che Geova è il vero nome di Dio, in quanto così “è scritto nella Bibbia” – loro dicono. Ma essi dimenticano che questa parola nasce proprio da un errore nella lettura del testo ebraico. Forse i primi che hanno usato questa parola non avevano capito, o non ne hanno tenuto conto, che la parola Yehowah non ha nessun significato proprio perché essa nasce da una semplice combinazione di lettere che serviva soltanto a ricordare che non si doveva pronunciare il nome di Dio.

Possiamo dirci un’altra curiosità. Perché quando vogliamo scrivere la Parola Yahwèh non la scriviamo per intero e in minuscolo, e continuiamo a scrivere YHWH? Perché un’altra caratteristica dell’alfabeto ebraico è che non ha le lettere minuscole. Per cui dovremmo scrivere YeHoWaH: con le consonanti maiuscole (come nell’alfabeto ebraico) e le vocali in minuscolo (dato che esse non ne fanno parte ‘ufficialmente’).

 

Mi rendo conto, Andrea, che le ho dato tante informazioni e non vorrei averle fatto troppa confusione. Il mio tentativo è stato di aiutare lei, e chi come lei ha incontrato o incontrerà questo tetragramma (= quattro lettere), a comprendere il senso di una parola che oggi si tende ad usare anche nei libri di divulgazione religiosa.

 

Ora però come cristiani possiamo fare un passo avanti. È il passo avanti che ci ha indicato Gesù. Lui non ci ha mai detto qual è il nome di Dio. Ci ha detto invece chi è Dio: Dio è Padre. Il Padre suo e nostro. Ogni volta che ci parla, lui lo chiama proprio così: Padre. Anzi, lo chiama Babbo (o Papà). E ci ha detto che anche noi ce lo dobbiamo chiamare: “Padre nostro…”. Completando, così, quanto già avevamo ascoltato da YHWH, tanto tempo prima: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Isaia 66,13).

A questo punto, Andrea, mi chiedo se non succeda, ogni tanto, che questo nostro Padre-e-Madre sorride tra sé e sé vedendo come noi, i suoi figli, ci mettiamo addirittura a litigare su quale sia il suo nome ‘vero’: Yahwèh, Allàh, Geova, o chi sa quanti altri… Se ci ha mandato il Figlio perché potessimo finalmente conoscerlo a fondo, credo proprio che il nome giusto con cui lo possiamo chiamare è quello che Lui ci ha indicato. Il nome con cui abbiamo imparato a conoscere e chiamare le persone a noi più care, i nostri genitori.

 

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