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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

NATALE, IL BISOGNO DI DIO

 22 dicembre 2013

 

Quando gli uomini s’interrogano sulla Divinità, si trovano tra due immagini, in conflitto: da una parte questa è vista, immaginata e sentita a grande distanza, in spazi eterei e lontani; dall’altra non possono fare a meno di sentirla e immaginarla vicina, immersa nella storia. Come se nel Dio o negli Dèi in cui credono scoprono il bisogno di avvicinarsi agli uomini. Siano questi immaginati come messi in vita dal Dio creatore, o che abbiano un’origine diversa, indipendente dalla Divinità stessa. Gli antichi greci e i nostri antenati romani non vedevano l’origine dell’umanità in un atto creativo degli Dèi. Gli ebrei e altri popoli dell’oriente, invece, nelle loro Divinità coglievano anche l’origine dell’uomo.

Tutte le religioni, comunque, coltivano in sé quest’immagine del divino: uno o tanti, un Dio o più Dèi, tutti manifestano il desiderio di ‘scendere’ tra gli uomini. Magari per qualche imbroglio da costruire o per sostenere qualche loro protetto contro gli intrighi di un ‘collega’ dell’Olimpo, essi comunque hanno bisogno di coinvolgersi nella storia. Paride o Achille, Atena o Elena o Oreste… tante storie, di confusione e di coinvolgimenti. Tra Dèi e uomini.

 

Mi chiedo da dove prenda origine questo nostro bisogno di attribuire alla Divinità – comunque le diverse culture possano immaginarla – il bisogno di ‘scendere’ sulla terra e di farsi parte attiva nella storia. È un bisogno degli uomini sentire il proprio Dio vicino? O è un bisogno che noi troviamo nel divino, che riusciamo a immaginare e ascoltare? Forse né l’una né l’altra domanda contengono tutta la verità. O forse, meglio, sia l’una che l’altra ne colgono una parte.

E quando nella storia entra Gesù di Nazareth, il mondo si trova a fare i conti con una presenza sconvolgente. È, finalmente, la realizzazione del desiderio: Dio ‘scende’ tra gli umani. Quel desiderio, che nei millenni è custodito e immaginato, raccontato e rappresentato, nei miti e nelle culture, ora si realizza.

 

Ma è un desiderio degli uomini o un desiderio di Dio quello che nel Natale si realizza?

 

Nel mito biblico delle origini si racconta che il Creatore nel progettare l’uomo (= maschio e femmina) lo pensa ‘simile’ a sé (letteralmente ‘che gli può stare di fronte’). L’essere umano appare come la creatura nella quale il Dio creatore, rispecchiandosi, vede se stesso: questa nuova creatura ha in sé la capacità di dialogare con il suo Creatore. L’uomo-donna è l’interlocutore di Dio.

Se ci lasciamo guidare da queste immagini – che niente ci dicono sul piano storico-scientifico, molto invece su quello filosofico-teologico –, allora la domanda che ci stiamo facendo perde la sua forza perché ha già in sé la risposta: ciò che è desiderio degli uomini è anche desiderio di Dio. L’uomo, cioè, nel momento in cui ascolta se stesso, il proprio desiderio e il proprio bisogno, sta ascoltando e leggendo il desiderio e il bisogno del suo Creatore. Il Natale, allora, nient’altro è che la realizzazione di quel progetto che il Dio creatore ha condiviso fin dalle origini con questa sua creatura ‘speciale’: una creatura che è la Sua immagine. Lo specchio in cui Egli rivede se stesso.

 

Nel Natale il progetto del Creatore finalmente si compie nella sua pienezza.

Il mito di Babele ci parla della ricchezza dell’umanità che ha saputo creare tante culture e tante storie. Ma nello stesso tempo rappresenta anche quella dimensione di disorientamento di cui abbiamo fatto e continuiamo a fare esperienza: divisioni tra popoli, con prepotenze e prevaricazioni l’uno sull’altro; abbiamo inventato perfino le razze, bianchi, neri, gialli… con la presunzione di definire l’una superiore all’altra; ci siamo costruiti le religioni che, da strumento di unione e di vicinanza come figli del medesimo Creatore, sono diventate strutture e organizzazioni, fonte di divisione e di conflitto.

 

L’entrata nella storia di Gesù di Nazareth è la grande novità. È la buona notizia: il Vangelo (letteralmente: eu = buono + ànghelos = notizia). È la realizzazione del progetto originario di condivisione tra il Creatore e le sue creature. È il superamento delle divisioni.

Ma forse non eravamo pronti e… l’abbiamo fatto fuori. È troppo sconvolgente il suo insegnamento, troppo rivoluzionario il suo messaggio. Lui insegna che le religioni hanno finito la loro funzione; che le culture sono fonte di ricchezza e non di divisione; che l’uomo (maschio e femmina) è l’immagine di Dio e la sua libertà non può essere ostaggio di regole o di tradizioni. Ma soprattutto ciò che ancora facciamo tanta fatica ad accogliere è la novità più straordinaria: Dio non è il padrone del mondo; Dio è Padre-e-Madre che si prende cura di noi, suoi figli. E tutta la sua ‘Legge’ è racchiusa in una sola parola: Amore.

Buon Natale!

 

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