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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

UNA MANO PER… IL CERVELLO

 

(2)

 

11 maggio 2014

 

La settimana scorsa ci chiedevamo se i nostri bambini tecnologici-nativi saranno per questo anche più intelligenti, e c’eravamo lasciati con lo sguardo sulla nostra ‘centralina’: il cervello. Ci dicevamo che anch’esso, come ogni altro organo del corpo, ha bisogno di stimoli per sviluppare le sue potenzialità. Perché queste, le potenzialità, diventino capacità.

Di questo lavoro il nostro cervello ha bisogno per tutto il tempo che la vita ci mette a disposizione. Ma il tempo più prezioso, quindi più redditizio, è proprio il tempo dell’infanzia. È esperienza di tutti che da bambini apprendiamo con molta più facilità: una lingua straniera, suonare uno strumento, leggere, scrivere, andare in bici, e mille altre cose. Tutto questo avviene perché il cervello di un bambino è molto più plastico del cervello di un adulto. Esso, cioè, risponde con maggiore facilità e più velocemente agli stimoli che lo raggiungono.

 

Questo fatto ci chiede di porre un’attenzione tutta particolare all’ambiente in cui il bambino vive.

Un bambino che cresce in una situazione caratterizzata da stimoli ‘sani’, sia in senso mentale sia fisico, svilupperà doti e capacità buone. Per lui e per gli altri. Un bambino che si sente voluto bene e rispettato sarà più capace, da grande, di attivare relazioni positive, di amore e di rispetto. Così per la sua salute fisica: se può crescere in un ambiente più pulito, meno inquinato, se può mangiare cibi più sani, la sua salute sarà sicuramente più solida.

Ma la plasticità del suo cervello – del suo cervello-mente dovremmo dire – lo mette anche in una situazione di maggior pericolo. Un bambino che dovesse vivere in un ambiente di violenza o di sopraffazione, un bambino trascurato o poco amato, molto più facilmente da grande attiverà atteggiamenti e comportamenti aggressivi o violenti. La stessa osservazione dobbiamo fare per la salute: un’alimentazione scorretta o un ambiente inquinato sono tutt’altro che un buon investimento. In questo contesto dobbiamo ricordare anche quanto ormai da tempo ci stiamo dicendo rispetto all’inquinamento elettromagnetico (quello attivato dall’uso dei cellulari, delle connessioni Wi-Fi, Bluetooth, ecc.): il principio di precauzione (= evitiamo quanto più possibile di esporci a questi campi) che dovremmo usare per noi adulti, quando si tratta di bambini dovrebbe diventare un obbligo. Proprio perché il loro cervello sta crescendo, come tanto maggiore è il guadagno se è inserito in un ambiente ‘buono’, altrettanto maggiore è il danno se dall’ambiente riceve stimoli negativi. Sia sul piano psicologico sia sul piano fisico.

 

E la sua intelligenza? Perché è da qui che eravamo partiti. È vero che l’uso di questa nuova tecnologia renderà i nostri bambini più intelligenti? C’eravamo già detti che non è così. Oggi ci aggiungiamo: non solo non li renderà più intelligenti, anzi Dobbiamo proprio dire ANZI! Perché almeno due aspetti sono da considerare. Meglio sarebbe dire due pericoli.

 

Il primo. Guardate un bambino che usa un tablet o un telefonino. Osservate molto bene le sue mani. Voi vedrete che per fare le mille cose che quella macchina gli permette, usa un dito. Qualche volta due. Per scrivere una parola o un messaggio, la sua mano non fa movimenti specializzati: qualunque lettera o parola lui scriva, tocca con il solito unico dito un tasto o l’altro.

 

Ci dicevamo che il cervello, come ogni altro organo, ha bisogno di esercizio per far diventare capacità quelle che già possiede come potenzialità. Ora aggiungiamo un’altra informazione: ogni parte del nostro corpo ha una corrispondenza nel cervello. Come un’area, che l’ascolta e la guida. Lo spazio della mano sul cervello (nelle aree sensitiva e motoria) è enormemente superiore allo spazio che occupa qualunque altra parte del nostro corpo. È questo che fa sì che la mano possa svolgere attività e movimenti straordinariamente ‘fini’, come scrivere, disegnare, suonare un pianoforte o un violino. Ma questo ci dice che il cervello, per sviluppare le sue capacità, ha bisogno che dalla mano gli arrivino tantissimi stimoli. Una mano anchilosata come quella di un bambino che usi prevalentemente un dito o addirittura tutta la mano come fosse un dito solo (come fanno i bambini quando usano i tablet…) depriva il cervello di tantissimi stimoli: tutti quegli stimoli che gli arrivano, invece, quando lui scrive con una penna, o disegna, o manipola degli oggetti. In questo modo rischiamo di far crescere un cervello impoverito. Che significa un cervello meno intelligente. E un cervello meno intelligente significa una persona meno intelligente!

L’altro pericolo alla prossima settimana…

(2. continua)

 

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