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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

PIÙ TECNOLOGICI. PIÙ… DISTRATTI

 

UN LIBRO. PIÙ INTELLIGENTI!

(3)

 

25 maggio 2014

 

 

Riprendiamo oggi la domanda con cui siamo partiti tre settimane fa: i nostri bambini, più tecnologici, saranno anche più intelligenti? L’altra volta c’eravamo lasciati con la mano anchilosata. Ricordate? Una mano che ‘impoverisce’ il cervello. Oggi guardiamo l’altro aspetto che, per un sano sviluppo della mente di un bambino o di un ragazzo, rischia di diventare un ulteriore handicap.

 

I tablet, gli smartphone, i computer ci permettono di passare molto velocemente da un’immagine a un’altra, da una pagina a un’altra. Un bambino che usi con tanta frequenza questi strumenti si abitua a prestare la sua attenzione a stimoli che cambiano continuamente e velocemente. Al punto che di fronte a un oggetto che se ne sta fermo (una parola, una pagina, un disegno), lui non è in grado di fermare l’attenzione. Questo significa che quando a scuola l’insegnante chiede ai bambini di seguire un pensiero o un’immagine o la pagina di un libro, questi sono incapaci di stare ‘attenti’, perché il loro cervello è abituato alla velocità (che significa anche superficialità) di uno stimolo dopo l’altro.

 

Riflettiamoci bene. Non facciamo così anche noi adulti quando ci troviamo fra le mani il nostro telefonino o quando andiamo su una pagina di Internet? Guardiamo quanto tempo restiamo sulla stessa pagina (quella che abbiamo cercato): dopo pochi secondi iniziamo a farla scorrere sullo schermo e ci spostiamo, con un nuovo link, su un’altra. E noi adulti abbiamo sviluppato, fin da bambini, la capacità di prestare la nostra attenzione ad una cosa alla volta. Ciò nonostante, ci stiamo condizionando anche noi, cadendo nel ‘bisogno’ di trovarci davanti a stimoli che cambiano continuamente. Non facciamo così anche con la TV? Certe litigate in famiglia per chi tiene il telecomando, non significano in fondo che spesso siamo più catturati dal fare zapping (passare da un programma a un altro) che dal seguire un programma specifico?

 

E questo per noi adulti. Per i bambini, però, la cosa è molto più grave: perché essi stanno apprendendo adesso cosa sia l’attenzione. È adesso, cioè, che il loro cervello sviluppa la capacità di essere attento e concentrato. Se noi diamo loro strumenti che li costringono e li abituano esclusivamente a stimoli che cambiano con tanta velocità, il cervello (= il bambino) apprenderà a sviluppare soltanto questo tipo di attenzione.

Ci ritroviamo, così, che a scuola l’insegnante deve fare una grande fatica per avere l’attenzione degli alunni. E non perché questi siano cattivi o indisciplinati. Ma semplicemente perché essi non sanno cosa significhi seguire e rimanere attenti di fronte a una ‘normale’ attività come leggere una pagina e seguirne il contenuto, o scrivere un pensiero o fare un disegno senza essere distratti di continuo da altre cose.

 

Oggi è di moda un nuovo disturbo tra i nostri bambini. Ho scritto ‘di moda’ perché gli specialisti lo diagnosticano con estrema (= troppa) frequenza e facilità. Lo chiamano ADHD (Attention Deficit and Hyperactivity Disorder = Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività). Come se fosse una nuova ‘malattia’. Gli stessi specialisti, però, si limitano ad evidenziare il problema, senza porsi la domanda sull’origine e, soprattutto, su come fare per prevenire un problema di questo genere. Perché non è che sia arrivato un nuovo virus: il virus – se vogliamo usare questa parola! – lo stiamo diffondendo noi tra i nostri figli nel momento in cui non li aiutiamo a sviluppare la capacità di prestare attenzione alle cose e ai discorsi. Uno alla volta.

In questo caso quindi dovremmo dire che quest’uso della tecnologia non solo non aiuta i bambini a diventare più intelligenti – eravamo partiti da questa domanda, ricordate? – ma li costringe ad un ritmo innaturale, impedendo al loro cervello (= a loro) di sviluppare la capacità di prestare la necessaria attenzione alle cose.

 

Che fare, allora?

Non sarebbe certo intelligente buttare questi nuovi strumenti che la tecnologia oggi mette nelle nostre mani. Sarebbe come “buttar via il bambino con l’acqua sporca”! Due strade, però, possiamo percorrere.

La prima. Limitare nel tempo il loro uso. Non è sano per un bambino né per un ragazzo passare ore e ore davanti al PC o restare sempre attaccato al suo telefonino. Fissiamogli dei tempi. E aiutiamolo a rispettarli.

La seconda. Se proprio gli vogliamo regalare uno smartphone o un tablet per il compleanno o per una festa, regaliamogli insieme anche un libro. Un libro è sempre un buon amico: aiuta a sviluppare l’attenzione e la concentrazione. Aiuta a coltivare i pensieri. E a riflettere.

Un libro ci rende più intelligenti!

(3. fine)

 

 

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