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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Non ci sposiamo perché non ci sono i soldi

 

Matrimoni

 

15 ottobre 2016

 

 

Avete presente quegli enormi striscioni di plastica trasparente, attaccati a due segnali stradali o a due alberi, con su scritto Ma chi te l’ fa fa’, o 6 ancora in tempo,’rpénsace, ecc. che vorrebbero festeggiare due amici che si sposano? Niente di male, certo, ma non sono un po’ monotoni? Tutti uguali. Come sempre uguali sono poi gli scherzi – così li chiamano – che accompagnano la giornata: certe volte sembrano gareggiare per chi vince il primo premio. In monotonia, e in... volgarità. Un po’ d’originalità, cari giovani, vedete di metterla in campo! Ma tant’è, pare che se non fai come tutti, non vale.

Per non dire poi della serata di addio al celibato, o al nubilato. Anch’essa secondo canoni ormai triti e ritriti. Non sarebbe più bello passare una serata insieme, gioiosi e felici? Una serata in cui fai sentire all’amico/amica che si sposa il tuo affetto e la tua felicità per lui/lei. Che l’accompagni in un momento così grande per la sua vita.

 

Ma c’è ancora un’altra cosa. I costi. Non immaginate quante volte mi sono sentito rispondere da tanti nostri giovani, che magari già convivono da tempo: non ci sposiamo perché non ci sono i soldi. Ma sono forse i soldi che fanno un buon matrimonio? Certo che no. Decisamente no. Ed è ora che prendiamo il coraggio di dircelo. Di dirci che siamo arrivati ormai a rasentare l’assurdità. Se poi prendiamo il coraggio di andare un po’ più avanti, non possiamo non vedere come il tutto diventi uno spreco. Un vero spreco. Un’offesa alla povertà di chi arriva sì e no alla fine del mese.

Abiti da migliaia di euro, che magari si portano solo quel giorno. Fotografo, anzi, fotografi che sembrano dover fare un servizio da rotocalco, tanto diventano loro i registi della scena – perfino in chiesa! Fiori su fiori. Che poi rimangono lì, in attesa, la sera stessa, di essere buttati via. Un pranzo che comincia con gli aperitivi (che sono già un pranzo) e che per sviluppare le sue potenzialità t’incatena alla sedia e al tavolo per un’intera serata. Con gli ospiti che rimpinzano i loro piatti con ogni bendidìo, salvo poi rimandarne indietro i tre quarti. Non è spreco tutto questo? Sembra aver partecipato a uno dei nostri matrimoni il saggio Qoelet che, più di venti secoli fa, iniziava la sua opera scrivendo: Spreco degli sprechi, tutto è spreco.[1]

 

A un matrimonio / davanti a testimoni / tutti di alto lignaggio / si uniscono due di loro. / L’organo suona esultante. / Ma non esulta il cielo. / In fede mia. / Guardate dunque: / lei piange da far spavento / e lui fa una brutta faccia. / Perché purtroppo / in questo matrimonio / non c’è amore.

Sono parole di Eduard Mörike, poeta tedesco del 1800, messe poi in musica da Hugo Wolf. Grande festa fuori. Ma tanto vuoto dentro. Manca l’anima: non c’è amore.

Più vicino a noi, Fabrizio De Andrè così canta: Matrimoni per amore, matrimoni per forza / ne ho visti di ogni tipo, di gente d’ogni sorta: / di poveri straccioni e di grandi signori, / di pretesi notai e di falsi professori. / Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo / io sempre serberò il ricordo contento / delle povere nozze di mio padre e mia madre / decisi a regolare il loro amore sull’altare. / (...) / Ed io non scorderò mai la sposa in pianto: / cullava come un bimbo i suoi fiori di campo. / Ed io per consolarla, io, con la gola tesa, / suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

 

L’organo di Mörike suona esultante. Ma, nonostante i colori della bella musica, non esulta il cielo. Esso è triste perché tanto sfarzo. E tanto vuoto. Bello. Senz’anima: non c’è amore.

Più belle, infinitamente più belle perché parlano di vita, le povere nozze di De Andrè. Solo fiori di campo e una piccola armonica. Piccola, ma un vero organo da chiesa. Molto più potente dell’altro: esultante sì, ma incapace di far giungere la sua voce fino al cielo. Che non si lascia commuovere.

 

Ancora un altro scrittore. Rigido a volte, ma stavolta vero poeta. Paolo di Tarso, poco meno di duemila anni fa: Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sarei come un bronzo che rimbomba o un cimbalo che strepita. (...) Infine rimangono la fiducia, la speranza e l’amore. Ma più grande di tutti è l’amore. Ricercate l’amore.[2]

 

Cari giovani che vorreste sposarvi, ma non lo fate perché... non avete i soldi. Quanto costa un matrimonio? Tanto. Ma non in soldi o in lusso. In amore. Che te ne fai di un manichino, pure firmato da capo a piedi e con gioielli addosso? Dono vero è una persona, viva, che sappia condividere con te un sorriso. Un progetto di vita.

 

[1] Qoelet 1,1

[2] 1 Corinzi 13,1.13

 

 

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