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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Separazioni: quando gli avvocati gettano benzina sul fuoco

 

Avvocati

 

25 giugno 2017

 

 

È la terza settimana che parliamo di separazioni – ma ormai lo sappiamo, una famiglia su tre percorre questa strada. E quando c’è una separazione ci sono gli avvocati.

L’avvocato è colui che mi difende. Che mi sta al fianco. È la parola stessa a definirne la funzione: il latino ad-vocatus significa ‘colui che è chiamato (vocatus) a stare vicino (ad)’. Vicino a chi? Chiaro, vicino al suo cliente. Alla persona che si rivolge a lui per essere difeso in un processo. E nel momento in cui un avvocato accetta il mandato, sa che deve curare il mio interesse contro tutto e contro tutti. È così chiaro che perfino il linguaggio ce lo ricorda: l’altro, gli altri diventano la contro-parte. Può essere il fisco, l’inquilino del piano di sotto, una compagnia assicurativa. Chiunque io abbia chiamato o da cui sia stato chiamato in giudizio.

 

E in una separazione coniugale? Quando Mario Rossi e Anna Bianchi, che hanno condiviso affetti, figli, casa e letto, iniziano una separazione, non si chiameranno più Mario e Anna, ma il Rossi e la Bianchi. E ciascuno di loro diventa la contro-parte. Lo so che vi sembrerà assurdo. Ma troppe volte nel mio studio risuonano queste parole quando due coniugi vengono a tentare una mediazione. Magari spinti dall’indicazione di un giudice che, sfinito di fronte al perdurare dei conflitti, non sa dove mettere le mani.

E gli avvocati?

È qui il dramma. Gli avvocati – la gran parte degli avvocati, tra quelli che ho incontrato nei miei quarant’anni di professione – trattano una separazione coniugale come tratterebbero una lite di condominio o la causa contro una compagnia assicurativa. Non sanno vedere oltre il proprio cliente. Mario Rossi e Anna Bianchi non sono più due persone che hanno condiviso affetti e progetti, e che ora si ritrovano immersi in un marasma di sentimenti contraddittori. Non sono più neanche due genitori, magari con figli ancora bambini. No. Per l’avvocato essi sono il Rossi o la Bianchi. Per l’avvocato di lui lei è ‘semplicemente’ la contro-parte. Lei è colei che va ‘vinta’. Sconfitta. Una delle battute che circola negli studi legali: la sbraniamo! – rivolto a lei; l’affamiamo! – rivolto a lui.

 

Guadate questo stralcio di corrispondenza tra due avvocati. Quello di lei: «Approfitto per segnalarti la disdicevole situazione che si sta di nuovo generando oggi che è il compleanno del bambino. Mi dice la Bianchi che il Rossi rifiuta di far fare ai bimbi una festa con gli amichetti con la presenza di entrambi i genitori. Motivo per cui festeggiano il compleanno con la modalità che quando è lei ad organizzare invita sempre il Rossi, che puntualmente non si reca alla festa, e quando è il Rossi ad organizzare non invita la Bianchi. Non credi che sarebbe opportuno far comprendere al Rossi che ai figli farebbe piacere vedere entrambi i genitori alla festa e festeggiare con gioia un evento così importante?». Risposta: «Mi sono confrontato con il mio cliente e, in risposta alla tua, preciso che il Rossi ha tentato di coinvolgere la tua assistita nell’organizzazione della festa ma la Bianchi, di fronte al rischio di dover contribuire all’esborso, si è guardata bene dall’aderire all’iniziativa; il compleanno, come è noto alla tua assistita, è stato organizzato presso la palestra xy: non troverà un tappeto rosso ma ovviamente la porta è aperta. Per correttezza professionale ti preciso inoltre che, in mancanza di fattiva collaborazione da parte della Bianchi, credo che, con sommo rammarico, non si riuscirà a pervenire ad una separazione consensuale».

Mi chiedo ‘il rammarico di chi?’ se per una consensuale la parcella di un avvocato è di qualche centinaio di euro, mentre una giudiziale nelle sue tasche ne porta parecchie migliaia...

Questi sono i toni. E devo dire che ho scelto una corrispondenza piuttosto ‘civile’. C’è molto, molto di peggio.

 

Gli avvocati sono delle bestie dunque? No. Tutt’altro. La maggior parte fa il proprio lavoro in piena onestà professionale. È che i più sono semplicemente incompetenti nel trattare una separazione coniugale. Non sono preparati a saper cogliere e tener presente il caos affettivo che vivono due coniugi in fase di separazione. Nessuno li prepara a vedere che i figli hanno bisogno di conservare entrambi i genitori e non possono permettersi di perdere né l’uno né l’altra. Non si rendono conto che più loro soffiano sul fuoco, più i due coniugi/genitori si allontanano in una conflittualità crescente. E più cresce la conflittualità tra i genitori, più i figli stanno male.

 

Cari avvocati, non è facile il vostro lavoro. Lo so. Siete sempre in mezzo alle liti. Ma se davvero volete occuparvi di separazioni familiari, dovete attrezzarvi con una formazione specifica. La capacità di mediare tra due coniugi/genitori, nell’interesse loro e soprattutto dei figli, dovrebbe essere pane quotidiano per chi si occupa di famiglie.

 

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