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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

La solita storia: il sesso come moneta di scambio

 

... ma era Sua Maestà

 

 

29 ottobre 2017

 

Fremente, l'elmo bruno
il sire si levò.
Alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era Sua Maestà.
"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano;
ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"
.[1]

E via di seguito...

 

Questi giorni ci hanno sommersi con le storie di sesso dal mondo del cinema. Altre volte dal mondo della finanza. Altre da quello della politica. Altre ancora, addirittura, da quello della religione o dello sport o della sanità. Sempre e dovunque il sesso come strumento di potere o moneta di scambio. Se tu dài il sesso a me, io poi do una cosa a te. Che, di volta in volta, diventa... soldi, carriera, successo, potere. Perfino affetto, quando lo scambio avviene con i più piccoli – che sono sempre tra i deboli. Ma in questo caso i più deboli tra i deboli: i bambini. Ma per oggi non entriamo qui. Di pedofilia, in casa, nella scuola, nella chiesa o nello sport, abbiamo già parlato.[2] Quindi torniamo a noi.

 

Alla donna apparve un gran nasone / e un volto da caprone / ma era Sua Maestà. Così il grande e il piccolo, il forte e il debole, il potente e il suddito s’incontrano. Ma l’incontro è ìmpari. Non c’è dialogo. Non ci sono clausole discutibili. Niente qui è negoziabile. Io ti do soldi o potere o carriera o lavoro... quello che mi chiedi. E da te non voglio competenza, preparazione, impegno e capacità. No. Tu hai solo una moneta con cui pagare: il sesso. Perché? Ma, è ovvio: perché io sono un uomo e tu una donna. Quindi io ho il potere. E tu cos’hai? Peggio ancora, cosa sei? Tu hai il sesso. Peggio, tu sei sesso.

Lo so, è brutale questo ragionamento. Brutale e irritante. Ma è così. Abbiamo il coraggio di guardarlo in faccia.

Mister produttore o regista può farti diventare un’attrice; mister professore può aprirti, o chiuderti, la carriera all’università; mister dirigente può darti, o non darti, un lavoro, mister capo-di-governo può assicurarti un posto nella politica – anche se sei un’incapace, non preoccuparti. Mister tanti-soldi può passarti un mensile assicurato. E tu non vuoi dare niente in cambio? In fondo cosa ti chiede? Un po’ di sesso. Ti chiede solo il corpo. Anzi, solo un pezzo di questo. Non ti chiede mica l’anima... E via di questo passo.

 

Ora ci scandalizziamo. Quel poveraccio, che fino a ieri nessuno conosceva e che questi giorni riempie le pagine dei giornali, ora viene respinto da tutti. Come se nessuno prima sapesse niente. Non avete voi il sospetto che chi sapeva – e non erano solo le dieci o venti o anche più attrici o attricette che oggi hanno trovato la forza di uscire allo scoperto – in realtà ne era complice? Dov’era? Sì, certo, lui era solo un gran nasone e un volto da caprone, non in senso estetico ovviamente. Ma era Sua Maestà. Era il potente. Di più. Era il potere. E il potere non può essere toccato. Tanto più quando toccare il potere significa toccare il presunto diritto dell’uomo sulla donna. Del maschio sulla femmina.

È di nuovo la complicità del maschile. Coperta perfino da presunti precetti religiosi, a volte – non in questo caso, per fortuna.[3]

 

Vogliamo fare un’altra osservazione? Se ce la fate, riprendete in mano i giornali di questi giorni o andate a riascoltare certi dibattiti politico-culturali. E vedrete quante critiche a quelle donne che solo adesso escono allo scoperto: che hanno approfittato di questo signore per la loro carriera; che avrebbero potuto rifiutare le sue avance visto che erano maggiorenni e vaccinate; e se non l’hanno fatto... ecc. Vedete? Di nuovo la responsabilità non è del potente che approfitta di chi gli sta sotto. No. La responsabilità è di lei che non ha saputo reagire. O che, addirittura, l’ha provocato.

La solita storia. Vi è mai capitato di parlare con una donna, più o meno giovane, che ha portato in tribunale il suo capo (professore, allenatore, dirigente)? Diecimila domande a lei: cos’ha fatto, cosa gli ha detto, com’era vestita, come lo guardava... Poi ancora: come veste di solito, come si comporta con gli uomini. Tutto sulla sua (di lei) vita sessuale. Perché? Ma è ovvio: perché l’uomo è uomo, e se ha approfittato di lei è solo perché lei l’ha provocato o, tuttalpiù... non gli ha opposto resistenza!

È il pensiero al maschile. Condiviso, a volte, perfino da alcune donne – sempre meno, per fortuna. È il pensiero di Sua Maestà l’uomo maschio. Che ancora fatica a riconoscere nella donna il proprio alter ego. L’altra da sé. Con il suo stesso diritto al rispetto. E la medesima dignità di essere umano.

 


[1] F. De André, Carlo Martello

[2] La mente e l’anima, vol. 2° pagg. 74-82, 255.

 

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