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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Scienze e religioni in perenne evoluzione

 

Pànta reî

 

21 gennaio 2018

 

 

Tutto scorre. Pànta reî, nel greco di Eraclito. Racconta Platone che secondo questo filosofo, vissuto nel VI-V secolo a.C., tutto si muove e nulla sta fermo.[1] La realtà è nel movimento. Venticinque secoli dopo la fisica conferma la veridicità di questo pensiero. Tutto è in movimento. Anche quanto ci appare di più stabile e fisso nel mondo che percepiamo con i nostri sensi, in realtà sia nel microcosmo (con il continuo flusso tra onde e particelle) sia nel macro (nell’universo interplanetario e intergalattico che gli astronomi ci dicono in perenne espansione), tutto è in movimento.

Perché allora aver timore dei mutamenti che anche il nostro pensiero ha bisogno di attivare? Nella conoscenza scientifica e nel pensiero filosofico e religioso. E come un bravo scienziato sa che la sua ultima scoperta è sì risposta alle sue domande, ma nello stesso tempo diventa origine di domande ulteriori che farà progredire la sua ricerca, così un bravo filosofo sa che il punto d’arrivo del suo pensiero, e del pensiero contemporaneo, sarà un buon punto se da esso sapranno nascere ulteriori domande per la comprensione dell’uomo e della realtà di cui l’uomo stesso è parte. Stesso atteggiamento abbiamo bisogno di coltivare nel pensiero religioso.

 

Spesso riteniamo che le religioni debbano mostrarsi stabili e immutabili nelle loro verità. E non ci rendiamo conto che un simile atteggiamento rischia di bloccare la comprensione del messaggio che una religione può offrire. Agli uomini che vi aderiscono. E al resto dell’umanità.

Provo a spiegarmi con un esempio, nato nel recente periodo di feste, con persone che, avendo ascoltato riflessioni o discorsi in diversi contesti, facevano difficoltà ad accogliere come necessario un movimento di ricerca nella comprensione di verità (dogmi) che appartengono alla nostra tradizione religiosa.

8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione. Pio IX nel 1854 definiva come verità di fede che «[...] Maria nel primo istante della sua concezione [...] sia stata preservata da ogni macchia della colpa originale [...]».

Nel secolo XIX non si coglieva, con la forza con cui siamo in grado di vederlo oggi, come sia del tutto impensabile immaginare un certo Signor Adamo e una Signora Eva, unica coppia all’origine dell’umanità, dalla quale tutti discendiamo. Oggi più nessuno direbbe una cosa del genere, con la conseguenza inevitabile che il cosiddetto peccato originale ha anch’esso bisogno di essere rivisto nel suo significato. Quindi, più che parlarne come segno e conseguenza di un frutto proibito mangiato di trafugo (!), abbiamo bisogno di attivare una riflessione vera e seria. Sull’origine del male. Per scoprire, magari, che i tanti errori e le tante colpe che inquinano la nostra vita nascono nel cuore dell’uomo. Nell’egoismo che lo abita. È in esso che possiamo trovare la radice delle ingiustizie e dei soprusi: di persone su altre persone, di popoli su altri popoli. È con esso che dobbiamo fare i conti se vogliamo superare il male, la violenza, la guerra che, nonostante il livello di civiltà che l’umanità ha raggiunto, continuano a riempire la storia. Non è qui il peccato originale? Il ‘peccato’, cioè, dal quale trae origine il male presente nel mondo e nella nostra vita personale? Ed è con questo egoismo che sicuramente anche Maria si sarà dovuta misurare, uscendone con una libertà di spirito da cui noi ci ritroviamo ancora piuttosto lontani.

Questa, credo, può essere una buona strada per cogliere e recuperare il significato di una festa, per esempio.

 

Le scoperte che man mano le varie scienze (antropologia, biologia, astronomia, fisica, archeologia...) ci mettono a disposizione, accanto all’evoluzione della riflessione filosofica e teologica, ci aiutano a restituire ai testi sacri il loro valore autentico. Non sono libri di scienza, ma di teologia. Essi, cioè, ci accompagnano verso la conoscenza di Dio e del suo rapporto con l’umanità e con la storia. Oggi tutti concordiamo sulla necessità che scienze e religioni tengano aperto il dialogo. Consapevoli che entrambe sono prodotto della mente umana e dono di Dio. E come tali non possono ignorarsi, né essere in contraddizione. I tempi di un Galileo che vedeva nascere nella ricerca il pensiero scientifico e di una Chiesa che pretendeva di usare la Bibbia come libro di scienza, sono (= dovrebbero essere!?) superati da qualche secolo.

 

Non è tutto questo, segno dell’ingegno umano e della scintilla divina che lo abita e lo alimenta? Non abbiamo paura, allora, di dover rileggere tante nostre tradizioni! La conoscenza vera, scientifica e religiosa, cammina attraverso domande. Risposte. E ulteriori domande.

Pànta reî. Tutto è in movimento. Tutto è ne l’Amor che move il sole e l’altre stelle.[2]

 


[1] Platone, Cratilo

[2] Dante, Paradiso XXXIII, 145

 

 

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