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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Un umile e grande modello per i nostri ragazzi

 

L’asino

 

3 giugno 2018

 

«Empì d’acqua la catinella del lavamano, e specchiandovisi dentro, [Pinocchio] vide quel che non avrebbe mai voluto vedere: vide, cioè, la sua immagine abbellita di un magnifico paio di orecchi asinini».[1] Sei un asino! Chi di noi non se l’è sentito dire almeno una volta nei suoi anni giovanili?

Sei un asino! Complimento o offesa? Allora di sicuro voleva essere un’offesa. Magari anche uno stimolo, pensavano la maestra o la mamma, disperate – il babbo ovviamente non c’era: lui faceva cose più serie... lavorava!

E se invece sei un asino fosse un complimento?

 

La letteratura è piena di asini. Da Lucio, l’asino di Apuleio, a quelli di Fedro o di Esopo, o all’asin bigio di Carducci. Perfino nella Bibbia ci sono asini importanti. Il più conosciuto è senz’altro quello su cui sale Gesù nel suo viaggio a Gerusalemme, pochi giorni prima di venir catturato dalle autorità religiose che ormai da un po’ erano in fibrillazione: il suo insegnamento stava mettendo in seria crisi tutto il loro potere. E mentre entra in città ci sono persone, persone semplici, che gli fanno festa.[2]

Ma la più famosa è l’asina di Balaam. Un indovino, un profeta straniero che viene chiamato a maledire il popolo di Dio. Lui va, ma la sua asina si ferma. Non vuole andare avanti. Come osa? pensa il padrone. E la percuote. Ma a questo punto avviene l’impensabile. L’asina parla. E dopo avergli chiesto il perché di tanta violenza, dice: “Non sono io la tua asina, sulla quale hai cavalcato da quando hai iniziato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?”. E il dialogo continua fino al momento in cui entra l’angelo del Signore e dice a Balaam: “Perché hai percosso la tua asina già tre volte? [...] Il tuo cammino contro di me è rovinoso. L’asina mi ha visto e ha deviato davanti a me: se non avesse deviato davanti a me, certo ora io avrei ucciso proprio te e lasciato in vita lei”. L’asina salva la vita al suo padrone.[3]

 

Un mio amico, qualche anno fa, ha messo in piedi un piccolo allevamento di asini. Una sottospecie particolare che rischia l’estinzione. Quando mi parla dei suoi asini gli brillano gli occhi. È un animale umile e forte, paziente e disponibile, lavoratore instancabile e affettuoso. Di vera e piacevole compagnia. L’asina di Balaam l’ha servito per tutta la vita. E ora, anche a costo di prendere un sacco di botte, continua a servirlo, salvandolo addirittura dalla morte.

Lavoratore instancabile. Paziente e disponibile. Umile e forte. Mite e affettuoso.

Non vi piacerebbe avere un amico, un’amica, con queste caratteristiche? E non vi piacerebbe che di voi si possa dire altrettanto? Ecco, è qui il complimento.

 

Ma torniamo un momento ai nostri scolari e ai nostri studenti. Asini? No. Non-asini, piuttosto. Non-asini perché non sanno cosa sia il lavoro. La fatica. Il lavoro paziente, quello che ti fa cercare. Che ti fa fermare a prendere il respiro, uscendo dall’accelerazione ossessiva che la tecnologia ci impone. Oggi siamo sopraffatti da un’overdose d’informazioni. Google, Yahoo, Youtube, Facebook... tutti ci vendono nozioni, dati, notizie, novità.

Perfino tanti insegnanti ci cadono. Assegnano una ricerca da fare e subito corriamo su Google: lui sicuramente saprà darci la risposta corretta. Tanti nostri bambini non sanno neppure cosa sia un libro. Tanti studenti non sanno cosa significhi aprire un’enciclopedia, prendere un volume, leggere, scrivere un appunto, cogliere uno stimolo e cercare una risposta, più risposte, al tema che stanno studiando. Copia-e-incolla è diventato il mantra che guida quello che perfino tanti insegnanti, oggi, chiamano ricerca.

Dov’è la fatica? Il lavoro, paziente e umile. Quello che ti fa pensare. Che ti permette di costruire pensieri e riflessioni che sanno alimentarsi a vicenda. Confondiamo l’accumulo di nozioni con la conoscenza. L’overdose d’informazioni con la cultura. Conoscere è capacità di cogliere, di guardare. Di analizzare. Cultura è capacità di riflettere. Di costruire un’analisi critica dei modelli e degli stereotipi che guidano gli stili di vita.

Senza la fatica, senza il lavoro che lo studio richiede, a tutti i livelli, dalle elementari all’università, restiamo vittime dell’overdose d’informazioni.

Così, da perfetti bulimici, ingeriamo di tutto, la cioccolata con la mortadella, il pesce con la marmellata, il pane con la pasta avanzata in frigorifero e le verdure ancora congelate con il tiramisù. Per poi vomitare il tutto. Perché indigeribile. Non per lo stomaco stavolta, ma per la mente. Per il nostro spirito.

 

L’asino, lavoratore instancabile, paziente nell’attesa e immune dalla seduzione della velocità a tutti i costi. Mite e forte. È maestro. Modello di riferimento. Per noi adulti. Per i nostri bambini. E per i nostri ragazzi. Non-asini, purtroppo.

Che siano asini. Asini veri, se vogliono crescere.


 


[1] C. Collodi, Le avventure di Pinocchio, 1902

[2] Cfr. Matteo 21, Marco 11, Luca 19, Giovanni 12

[3] Cfr. Numeri 22

 

 

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