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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

1° agosto: esaurite le risorse 2018 del pianeta terra

 

Frigorifero vuoto

 

2 settembre 2018

 

Che diremmo se il frigo e il congelatore di casa fossero vuoti e i negozi e i supermercati non vendessero più pane, pasta, carne, formaggi, frutta e verdura? Reparto alimentari CHIUSO fino al 31 dicembre. L’acquedotto è chiuso, i fiumi asciutti, il mare non ha più pesci. Aria per respirare? Sì, finché troviamo qualche bombola d’ossigeno, magari in un magazzino di farmacia o in uno scantinato d’ospedale. Così fino al 31 dicembre.

Poi, il 1° gennaio 2019 riaprono i negozi, ritorneranno cibo, acqua e ossigeno. Riprendiamo a mangiare e a respirare. Naturalmente potrà farlo chi sarà sopravvissuto fino a quel giorno. Gli altri? Beh, gli altri... pace all’anima loro, come si dice.

 

Sadico? No. Realista. Sì, realista. Il 1° agosto abbiamo esaurito tulle le risorse che la nostra terra ci aveva messo a disposizione per quest’anno: aria, acqua, foreste, cibo, suolo. Tutto esaurito. 1° agosto 2018, il giorno dell’esaurimento. Dal 2 stiamo mettendo mano alle riserve del 2019.

Ne parlammo anche l’anno scorso, e tre anni fa.[1] In un anno non solo non abbiamo recuperato niente, ma abbiamo guadagnato, cioè perso, un giorno: 2017, giorno dell’esaurimento 2 agosto. Nel 2015 l’avevamo raggiunto il 13. In tre anni abbiamo perso dodici giorni. Pensate, nel 1970 l’Earth Overshoot Day – così gli scienziati chiamano questo terribile giorno – era il 29 dicembre. Quasi alla pari. In poco meno di cinquant’anni abbiamo rubato alla terra cinque mesi di vita su dodici. E la terra non ha la forza per rigenerare quanto consumeremo dal 2 agosto fino alla fine dell’anno. Per andare in pari dovremmo disporre di due terre. Meglio, siamo sinceri, ce ne basterebbe 1,7. Una-terra-virgola-sette. Ma non ce l’hanno da vendere neppure Amazon o E-bay o Alibaba. Niente da fare. Non si trova. Allora?

 

Mentre facciamo questi ragionamenti, la maggior parte di noi si sarà già stancata di leggere: troppi numeri, fanno girare la testa. Altri, forse per curiosità, vorranno andare avanti: magari per vedere dove arriviamo. Allora, a voi che avete questo coraggio faccio un invito. Prima di andare avanti, se non ce l’avete lì in carne ed ossa, prendete in mano una foto del vostro bambino, o, se siete più avanti negli anni, una del vostro nipotino. Presa la foto? Bene. Andiamo. Ricordando che quello che noi consumiamo, delle riserve future, lo stiamo rubando a lui.

 

Altro quadro. Nel mondo 3miliardi di persone soffrono di malnutrizione e si vedono costrette ad abbandonare la propria terra per cercare altrove condizioni di vita accettabili. Se continuiamo di questo passo, nei prossimi trent’anni altri 700milioni di persone saranno coinvolte dalla desertificazione. Ma noi... peggio per loro! Noi chiudiamo i nostri porti, e chi s’è visto s’è visto. Mica possiamo perdere la guerra con l’Europa, noi. Poi mica è colpa nostra se non hanno da mangiare.

E di chi sarà, allora?

Quale parte del mondo consuma oltre il necessario le risorse della terra? Sono loro che sprecano il cibo, che soffocano l’atmosfera con tutta l’anidride carbonica, con il calore delle automobili, che consumano idrocarburi senza porsi limiti, che abbattono le foreste, che non investono in energia rinnovabile?

Il mare. Solo il 13% è in condizioni naturali e non risente (ancora) dell’impatto umano: ciò significa che l’87% è già in deficit, inquinato e sovra sfruttato.

 

Che diciamo a questo nostro bambino? Mors tua vita mea? È un latino facile: la mia vita è la tua morte. Oggi io vivo, e non mi faccio mancare niente: domani te la vedrai tu. Con la mancanza d’acqua, con l’inquinamento, con la desertificazione, con l’innalzamento della temperatura terrestre, con le malattie vecchie e nuove che ti aggrediranno dato l’ambiente insalubre in cui dovrai vivere. Che, devo pensare io per te? Io penso a vivere io, adesso.

Parole brutte? Ma è semplicemente ciò che stiamo dicendo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

 

Nel mese di agosto in chiesa abbiamo letto dal Vangelo alcune pagine un po’ particolari. Recuperiamo una cosa, nel contesto di quanto ci stiamo dicendo adesso. Dopo aver fatto quella distribuzione straordinaria di pane e di pesci ai tanti che lo seguivano, Gesù dà un ordine ai suoi: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. [2] Indipendentemente da come ciascuno di noi vede Gesù di Nazareth, e al di là del significato particolare che un credente sa cogliervi, queste parole a me sembrano di grande attualità. Per noi, oggi. Raccogliere ciò che avanza perché nulla vada perduto. Se sapessimo farlo, noi popoli benestanti, non ci sarebbe la fame nel mondo. E non continueremmo a sfruttare così stupidamente questa nostra povera terra che è sull’orlo del collasso.

 

[2] Giovanni 6,12

 

 

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