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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Riscoprire il senso della verginità di Maria e di Giuseppe

 

Tra scienza e fede

(1)

23 settembre 2018

 

 

È stata la festa dell’Assunta e in chiesa ho sentito sempre la vergine, la vergine... allora, magari non c’entra, prendo l’occasione per farle una domanda che da tempo mi gira nella testa: che senso ha parlare ancora della “Vergine” Maria? Così dovremmo dire che Gesù è mezzo uomo e mezzo Dio [...]. Poi non mi piacciono tutte quelle battute sullo Spirito Santo: trovo che siano irrispettose o addirittura blasfeme. Non so se vorrà rispondermi su Voce della Vallesina, però mi piacerebbe [...]

Lucia

 

Ho lasciato passare più d’un mese da quando ho ricevuto questa mail. È che, oltre che mi trovano con altri temi d’attualità da affrontare, devo dire che non è stato semplice provare a scrivere per una pagina di giornale su un tema tanto ampio e complesso. Ora comunque ci siamo. E tenterò di fare il punto alla luce di quanto la teologia e le altre scienze, oggi, sanno dirci. Chiarendo fin da adesso che questo è il punto dove sono io, con le mie conoscenze e le mie ricerche. Sapendo bene che il tema è aperto, e altri, cui vanno riconosciute pari dignità e attenzione, preferiscono evidenziare aspetti diversi. Ne parleremo in tre incontri: oggi è il primo.

 

Una premessa, molto importante, da fare è che quando ci avviciniamo al Vangelo, e ai testi sacri in genere, dobbiamo tener presente che il primo interesse del testo non è metterci di fronte ad una verità storica, ma ad una verità teologica. Il testo, cioè, non intende tanto raccontarci come si sia svolto oggettivamente un certo avvenimento, ma, anche attraverso il racconto di fatti, si propone di parlarci di Dio e della qualità della relazione che Lui intende vivere con noi e nella quale c’invita ad entrare. Per il Vangelo questa relazione si presenta come una relazione d’amore con Lui, madre-e-padre di tutti.

 

Entrando ora nella domanda di Lucia, rispondo partendo dalla conclusione: io credo che abbia senso, molto senso parlare della verginità di Maria. Chiarito questo, partiamo oggi per un breve viaggio dentro questa parola, per ri-scoprirne il significato profondo.

Per tanto tempo si è parlato di un concepimento verginale di Gesù: cioè Gesù sarebbe stato concepito senza l’apporto di un uomo. Qual è il senso di questa tradizione?

Oggi la maggior parte dei biblisti e dei teologi è concorde nel ritenere che dal testo dei Vangeli (Luca ne parla dal punto di vista di Maria; Matteo da quello di Giuseppe; Marco e Giovanni non ne parlano) non si può dedurre che il concepimento di Gesù, in senso biologico, sia avvenuto con un intervento straordinario di Dio.[1] È nella tradizione successiva che si sviluppa questo pensiero. I Vangeli ci dicono che questo bambino, che è concepito, nasce e cresce fino a diventare un uomo, come tutti, è l’Emmanuele (dall’ebraico im con, nu noi, El Dio: Dio-con-noi).[2] Gesù è Dio che diventa uomo.

 

Entrando ora nella parola verginità, è necessario fare subito una distinzione. Dobbiamo cogliere in essa almeno due significati. Non escludentisi l’uno con l’altro, ma neppure (sempre) sovrapponibili. Due significati che non possono essere con-fusi.

Sul piano individuale, in senso biologico diciamo verginità il fatto che una donna abbia ancora intatto l’imene, non avendo avuto rapporti sessuali completi con un uomo; per un uomo non c’è un equivalente biologico. Ma la parola verginità, in tutte le tradizioni religiose, ha anche un altro significato, molto più profondo: essa ha un grande significato spirituale. Esprime la consacrazione che una persona fa della propria vita al suo Dio per una causa particolare, qualunque sia la religione cui una persona aderisce.

Parlando di Maria di Nazareth e della verginità cui tradizionalmente facciamo riferimento, è necessario allargare il nostro sguardo e cercare di coglierla, anche e soprattutto, in questo secondo significato. Come consacrazione della sua vita alla missione che le viene affidata da Dio: far nascere Gesù e prendersene cura come madre. La stessa cosa, naturalmente, riconosciamo in Giuseppe, suo marito. Anch’egli, accogliendo il compito che gli viene affidato, si consacra al Figlio, con il suo contributo nel dargli la vita e nel prendersene cura come padre.

 

Proviamo quindi, per oggi, a fissare questi due pensieri: il primo circa il concetto di verginità, intesa anche in senso spirituale, cioè come consacrazione della propria vita a Dio per una causa particolare; l’altro, che in questo quadro dobbiamo comprendere anche Giuseppe, fidanzato e successivamente marito di Maria.

Ripartiremo da qui la settimana prossima.

(1/3. continua)

 

[1] Luca 1,26-38; Matteo 1,18-25

[2] Matteo 1,23

 

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