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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Un nuovo, incivile, disegno di legge su separazioni e divorzi

 

Figli, pacchi postali

(1)

28 ottobre 2018

 

Allora il re ordinò: “Andate a prendere una spada”. Portarono una spada davanti al re. Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all’una e una metà all’altra”.

Cos’era successo? Due donne, coinquiline nella stessa casa, avevano partorito a distanza di tre giorni una dall’altra. Durante la notte uno dei due bambini muore. La madre, appena se ne accorge prende il bimbo morto, lo mette accanto all’altra, e porta con sé il bambino vivo. Ma ognuna sostiene che il figlio vivo è il suo. Allora si rivolgono al re che, solo, potrà fare giustizia. Sentito l’ordine del re di far tagliare in due il bambino, la donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per suo figlio, e disse: “Perdona, mio signore, da’ a lei il bimbo vivo: non devi farlo morire”. L’altra disse: “Non sia né mio né suo: taglialo”. Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bimbo vivo. Non dovete farlo morire. Quella è sua madre!”.[1] È il famoso giudizio di Salomone, passato alla storia e al mito.

 

X secolo a.C., 3mila anni fa. A quel tempo, così sembra, gli uomini erano crudeli. E saggi. E oggi?

Oggi non useremmo mai la spada per tagliare in due un bambino. Oggi usiamo le leggi. Né lo tagliamo provocandone la morte. Lo tagliamo, nel tempo e nello spazio, provocandogli grande disagio fisico accanto a sofferenza psicologica e affettiva. Proprio questo, infatti, succederà se passerà il disegno di legge Pillon in merito al collocamento dei figli nelle separazioni e nei divorzi.

Trattammo questo tema anche qualche mese fa. E diverse altre volte. Visto che con le separazioni e i divorzi abbiamo a che fare sempre più frequentemente: una coppia su tre infatti, sposati o conviventi, arriva alla separazione.[2]

Ora la genialità della nuova proposta sta tutta nel fatto che i diritti degli adulti sono messi in prima linea. Quelli dei bambini... Perché, forse che anche i bambini hanno dei diritti? Mica l’hanno mai detto loro. Non sono mai andati da questo senatore o da un qualsiasi altro uomo politico per chiedere di essere ascoltati. L’hanno fatto gli adulti. E, in questo caso, soprattutto i padri separati. Vittime, a loro dire, delle madri, fetenti e vendicative, che non vogliono farli incontrare con i figli. Non solo. Ma che vogliono pure avere l’assegno di mantenimento per i figli di cui si prendono cura!

 

Lo so, questo mio linguaggio è duro. Come so anche – i tanti anni di professione non mi permettono di negare la cosa – che ci sono davvero delle donne che approfittano della separazione per vendicarsi del loro ex. Incuranti delle difficoltà economiche che questi devono affrontare nella nuova situazione, vi aggiungono pure una lenta e sottile opera di allontanamento tra i figli e il padre separato. Ma questa è una minoranza.

Maggioranza, invece, è quella dei padri che finché la famiglia è unita ci sono, sì, ma (quasi) sempre in seconda linea. I figli sono seguiti dalle mamme, e loro, quando va bene, le aiutano. Facciamo bene attenzione a queste parole: le aiutano. Direste mai di un uomo, di un padre, che sua moglie con i figli lo aiuta? No. Direste invece, di certo, che una donna è fortunata perché ha un marito che con i figli l’aiuta. Non è così? Quando poi una famiglia crolla, ecco che l’uomo s’accorge di essere anche un padre. E rivendica il diritto ad avere con sé i figli pari tempo, lui e la mamma.

 

E qui arriva il nuovo disegno di legge: i figli dovranno stare pari tempo con entrambi i genitori. Tradotto, significa: i figli dovranno vivere in perenne trasbordo, tre giorni per tre giorni, una settimana per una settimana, tra la casa della mamma e la casa del babbo. Pacchi postali. Ogni tre giorni, ogni settimana, si rifà la valigia e si cambia casa. Così, con una fava due piccioni: il primo, ogni genitore sta con i figli lo stesso tempo dell’altro; secondo, nessuno dei due dovrà più versare all’altro l’assegno di mantenimento per i figli. Ognuno dovrà provvedere al loro mantenimento per i giorni in cui questi stanno con lui.

 

Meglio di così? In fondo, pensiamoci: la responsabilità di aver messo in piedi questa famiglia è dei due adulti; la responsabilità del suo crollo è ancora dei due adulti, che non hanno saputo prendersene cura adeguatamente. Non vorrete mica che siano di nuovo loro a pagare le conseguenze di questo fallimento? Certo che no. Chi pagherà allora? Nessun problema: ci sono i figli! Come? Semplice: li facciamo trasbordare, bambini e ragazzi, da una casa all’altra. In questo modo porteranno consolazione e conforto, con la loro presenza, al babbo e alla mamma e, soprattutto, li libereranno dall’impegno di passare l’uno all’altro un assegno di mantenimento per loro. Bambini e ragazzi, pacchi postali. O, se più vi piace, piccioni viaggiatori. In perenne trasbordo. Per tutti gli anni. Finché non saranno in grado di mantenersi con le proprie forze.

Quando si dice... politica del cambiamento!

(1. continua)

(2. Famiglie, tra avvocati e mediatori)


[1] V. 1 Re 3, 16-28

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