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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Una nuova, incivile, proposta di legge su separazioni e divorzi

 

Famiglie, tra avvocati e mediatori

(2)

 

4 novembre 2018

 

La volta scorsa abbiamo visto come nel disegno di legge Pillon bambini e ragazzi di famiglie separate siano ridotti a pacchi postali in viaggio perenne tra le due case, del padre e della madre. In perenne trasbordo, di tre giorni in tre giorni, di settimana in settimana. Per tutta la vita. Fin quando non saranno in grado di decidere autonomamente dove risiedere. Decisione assai difficile, quasi impossibile sul piano affettivo, se consideriamo che scegliere di stare con un genitore, per un figlio, significa tradire l’altro. Con tutto il peso interiore e i sensi di colpa che una scelta di questo genere comporta nella mente e nel cuore di un bambino e di un ragazzo.

 

Oggi guardiamo un altro aspetto di questo disegno di legge.

All’art. 1 c.1 scrive: È istituito l’albo professionale dei mediatori familiari. La Repubblica riconosce la funzione sociale della mediazione familiare. Prosegue poi con i dettagli. Eppure titolo del disegno di legge è Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. Cosa c’entra l’istituzione dell’albo dei mediatori familiari? Qui c’è il gioco del politico navigato. Che per far passare una cosa vergognosa (le nuove norme sull’affido dei figli nelle separazioni) la vende insieme ad un'altra che, invece, è necessaria (riconoscimento della professione di mediatore familiare).

 

La mediazione familiare è un servizio che si rende necessario di fronte all’alta conflittualità che accompagna solitamente una separazione o un divorzio.

Spesso, in un momento di crisi come questo, le attribuzioni di responsabilità e le recriminazioni che ciascuno mette in campo nei confronti dell’altro sono veramente tante. E l’una su l’altra non fanno che accrescere la conflittualità e aumentare la confusione nella mente e nel cuore dei due coniugi. Gli stessi legali, cui i due si affidano, il più delle volte gettano benzina anziché acqua sul fuoco del conflitto.[1] Una buona mediazione può essere di grande aiuto perché non tutto vada distrutto. E perché soprattutto i figli non abbiano a rimanere schiacciati sotto le macerie della separazione.

 

Mediare significa cercare punti d’incontro. Sappiamo bene che due coniugi che si stanno separando partono da posizioni ben diverse l’uno dall’altro. Posizioni spesso assai distanti, presi come sono dal proposito di fargliela pagare all’altro – che, naturalmente viene sempre visto come il responsabile del fallimento familiare – convinti, ciascuno, di essere dalla parte della ragione. E l’altro da quella del torto.

È chiaro che in queste condizioni lo scontro diventa tanto più pesante e drammatico quanto più lontane sono le posizioni di partenza e quanto più pesanti i fardelli che ciascuno ha accumulato nel tempo. La mediazione familiare s’inserisce in questo contesto per aiutare entrambi a trovare dei punti d’incontro. O, almeno, ad avvicinarsi a possibili punti d’incontro. Sulle aree del conflitto che accompagnano in genere una separazione: la casa coniugale, la divisione dei beni, la collocazione dei figli presso l’uno o l’altro dei genitori, i tempi da trascorrere con l’uno e con l’altro, l’eventuale assegno di mantenimento per i figli e, quando le condizioni economiche lo richiedano, l’assegno per il coniuge economicamente più debole.

È su questi punti prevalentemente che la mediazione familiare interviene. Con l’obiettivo di arrivare ad un accordo di separazione (separazione consensuale) piuttosto che buttarsi dentro un processo di separazione giudiziale. Che porterebbe solo verso ulteriori guerre fratricide le cui vittime, le più indifese e le più danneggiate, sono sempre i figli.

 

Finora le diverse proposte di legge per il riconoscimento legale della mediazione familiare sono rimaste giacenti sotto la polvere delle diverse legislature. Ecco che ora la tirano fuori. Non solo. La rendono obbligatoria: I genitori di prole minorenne che vogliano separarsi devono, a pena di improcedibilità, iniziare un percorso di mediazione familiare (Art. 7).

Teoricamente niente di anomalo o di dannoso. Anzi. Un percorso di mediazione familiare al momento di una separazione è prezioso. Spesso necessario. Ma qui c’è un altro problema, completamente ignorato da questo disegno di legge. La mediazione familiare non è prevista nei consultori pubblici. Quindi i coniugi, oltre alle spese legali, dovranno affrontare anche le spese per la mediazione, affidata, attualmente, ai soli professionisti privati.

 

Senatore Pillon & colleghi, se volete, con onestà, offrire un vero servizio alle famiglie, è necessario separare le due tematiche. Quindi: 1) procedere subito con l’istituzione dell’albo professionale dei mediatori familiari; 2) prevedere la mediazione familiare presso i consultori pubblici, perché sia un servizio gratuito e offerto a tutti; 3) ripensare, seriamente, le norme in materia di affido condiviso, come già ci siamo detti la settimana scorsa.[2]

(2. fine)

(1. Figli, pacchi postali)


[2] Cfr. Voce 28.10.2018

 

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