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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Come (non) favorire lo sviluppo delle nuove dipendenze

 

Babbo... dorme

 

10 febbraio 2019

 

Che sonno! dice Andrea, 5a elementare. Sono le dieci del mattino e continua a sbadigliare. Non hai dormito stanotte? Sono stato sveglio fino a mezzanotte. Ma una volta sono arrivato alle due! E che hai fatto? Giocavo con il tablet. Ma babbo dov’era? Babbo dormiva. E mamma? Loro dormivano. Ma tu dove lo tieni il tablet? Io lo porto con me a letto: ci metto le cuffie...

Commenti?

Sto per scriverne qualcuno. Poi, improvvisamente, mi viene un dubbio: chi sa quanti genitori trovano del tutto normale che un bambino di dieci anni vada a dormire con il tablet o con il telefonino – visto che ormai è diventato un must (cioè un obbligo) regalarlo alla prima comunione. Quindi tutti ce l’hanno.

In un incontro con i genitori di qualche mese fa, quando domandai a che ora facevano spegnere il cellulare ai loro figli, 7-14 anni, mi risposero, con un po’ d’ironia: perché, la sera si spegne?

No. State tranquilli. Non si spegne. Non è proprio il caso di preoccuparci... dei figli. Della loro salute. Del loro sviluppo mentale. Lasciamoli pure con le mani e gli occhi appiccicati, incollati sui cellulari. Cresceranno meglio: più conformisti e più pecoroni. E soprattutto più... dipendenti. Sì, più d-i-p-e-n-d-e-n-t-i.

 

Cosa significa dipendenza? Semplice. Quando di una cosa non posso farne a meno. Meglio, quando dico posso farne a meno quando voglio, ma in realtà ne rimango prigioniero. Al punto che senza non riesco a vivere. La bottiglia per l’alcolista, la sostanza per il tossico, il computer o la slot-machine per il giocatore.

Guardiamoli i nostri figli. Bambini o ragazzi. Quante ore passano con il telefonino in mano? Più sono grandi, più la dipendenza è forte. A quattordici, quindici anni, e anche prima, perfino per strada. Li vedete uscire da scuola o da casa, e in mano il telefonino. Stanno insieme, tre o quattro, ciascuno ha il proprio cellulare. Magari pronto a mostrare al vicino un’immagine dal suo display. Ma il centro dell’attenzione non è l’amico. Centro dell’attenzione è lo smartphone con le sue mille mirabolanti potenzialità.

 

Solo due fonti di preoccupazione, per oggi.

La prima. Gli psicologi rilevano una sempre maggiore frequenza di disturbi nella socializzazione nei bambini e negli adolescenti. Connessi con il mondo, ma disconnessi con la realtà presente. Non sanno guardarsi negli occhi. Non sanno entrare in rapporto tra loro. Sempre più agitati e distratti. A scuola. A casa. Con gli altri.

L’altra fonte di preoccupazione. La natura ci ha fatti per guardare il cielo. Per guardare davanti agli occhi. La posizione eretta e la mano prensile sono conquiste preziose nell’evoluzione della nostra specie. Sapete una cosa? I fisiatri e i fisioterapisti stanno evidenziando, nell’infanzia e nella preadolescenza, da una parte una sempre più frequente alterazione nella postura, dovuta allo stare tanto tempo con la testa bassa per guardare il display; e accanto una sempre maggiore difficoltà nel tenere adeguatamente una penna in mano, anchilosata dall’uso spasmodico di un solo dito fin dalla primissima età.

Piccole preoccupazioni? Io non direi. Voi?

 

Ora un guizzo d’intelligenza sembra aver brillato in alcuni nostri parlamentari. È in discussione una proposta di legge che vieterà «l’utilizzo dei telefoni mobili e degli altri dispositivi di comunicazione elettronica da parte degli alunni all’interno delle scuole primarie, delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e negli altri luoghi in cui si svolge l’attività didattica». Tale divieto sarà esteso anche ai docenti. In Francia la norma è in vigore già dallo scorso anno. Perfino i ministri devono lasciare il cellulare fuori dalla sala del Consiglio.[1] In Italia non credo che ce la faremo. Almeno per i docenti. Ma se noi educatori non siamo d’esempio, cosa possono fare i ragazzi se non... seguire i nostri comportamenti?

Non pensiamo, noi adulti, che regalare ai nostri figli qualche ora di libertà dai cellulari sia una bella boccata d’ossigeno per le loro menti. E per i loro cervelli ancora in crescita?

 

Un’ultima osservazione per chi è più sensibile anche alla salute del pianeta terra. Quest’anno celebra i 150 anni la Tavola Periodica di Mendeleev – l’incubo nello studio della chimica negli anni di liceo! Un allarme della Società Chimica Europea ci avverte che alcuni dei 30 principali elementi di cui sono composti i nostri telefonini fra poco non saranno più disponibili. Rame, oro, argento, litio, cobalto, alcune terre rare... Pensate che ogni anno, considerando soltanto le prime cinque aziende produttrici, si vendono nel mondo 1miliardo e ½ di cellulari nuovi; e ogni mese ne gettiamo via 10milioni solo in Europa.[2]

Homo sapiens sapiens, dove sei?

 

[2] Leonardo, Rai3, 23.01.19

 

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