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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Donne al vertice: dall’Unione Europea un segno.
Ma quanta strada ancora...

 

Cherchez la femme

 

 

14 luglio 2019

 

Quando chiesi a uno dei miei maestri perché avesse fatto lo psicanalista a Cuba per tanti anni, nonostante i pericoli che poteva correre dato che la psicanalisi era formalmente bandita dal paese, tanto più che tra i suoi pazienti c’erano perfino alcuni membri del governo di Castro, Cherchez la femme! mi rispose. E aveva ragione: era sposato allora con una donna cubana. Cherchez la femme, cercate la donna, frase resa famosa da Alexandre Dumas, è usata spesso per dire che all’origine di una qualche questione o di un qualche problema ci dev’essere sempre una donna. Nel tempo poi il significato si è esteso, assumendo anche l’aspetto positivo. All’origine di una novità o di un cambiamento importante... cherchez la femme. Ad indicare che la presenza della donna non è mai senza significato né senza peso.

Nella nuova Europa, quella per la quale certi nostri piccoli uomini della politica avevano già diagnosticato morte imminente, due donne troviamo nei due posti di maggior peso: alla Banca Centrale e a capo della Commissione. Andrà bene? Andrà male? Il tempo ci dirà. Di certo c’è la novità che la donna acquisisce sempre più spazio vitale.

 

E a casa nostra? Non è che siamo tanto avanti su questo terreno in Italia. Se pensiamo che il massimo peso che una donna si è potuta assumere finora in politica è la presidenza di una Camera. Né una capo di governo, meno ancora una presidente della repubblica. Abbiamo dovuto inventare perfino le quote rosa per averne qualcuna in più. Ma, si sa, il maschio latino...

Mi chiedo da dove ci venga tanta prevenzione tra uomini e donne. E, onestamente, non so rispondermi. Quindi provo a seguire una strada.

 

In tutte le popolazioni cultura e religione hanno camminato e camminano mano nella mano. In Europa il cristianesimo è stata una religione fondante, al punto che nell’incontro-scontro con le culture e religioni precedenti ha preso facilmente il sopravvento. Politica e religione, vangelo e spada, si sono sostenute a vicenda. Dopo appena tre secoli di cristianesimo si sono ritrovate in un matrimonio d’interesse, ben combinato e altrettanto ben solidificato. A sostegno reciproco. Ma, a mio parere, a scapito del Vangelo, quello con la «V» maiuscola – quello di Gesù di Nazareth, per intenderci – e a tutto vantaggio della religione. Stavolta con la «r» piccola.

Successivamente poi il cristianesimo s’è ritrovato ad affrontare due grandi scissioni. Tra oriente e occidente, ortodossi e cattolici, e tra nord e sud Europa, riforma e controriforma. XI e XVI secolo hanno segnato la storia.

Oriente e occidente non differiscono molto per la verità: in entrambi la donna rimane in posizione subalterna. Nord e sud, invece, stanno mostrando aperture diverse. Le chiese riformate riconoscono ormai un ruolo quasi paritario all’uno e all’altra. Ministri e ministre del culto, teologi e teologhe, guide e responsabili di comunità. Prevalenza maschile ancora, certo, ma l’apertura ormai non è più reversibile. In dietro non si torna. Grazie a Dio, aggiungo!

 

E nella chiesa cattolica? Se qui proviamo a dire Cherchez la femme, subito dobbiamo rispondere Tranquilli, non la trovate! Sì, la donna c’è. Le nostre chiese vedono molte più donne che uomini. Ma mulieres in ecclesiis taceant (le donne nelle assemblee tacciano) è ancora la regola d’oro.[1] Non ministre del culto (preti e vescovi), non guide e responsabili di comunità, sporadiche studiose di teologia, per di più spesso emarginate o comunque poste in seconda fila. Condizionamenti culturali, certo. Ma ancora inchiodati a pensieri che avrebbero grande bisogno di essere rivisti e trasformati. La lettura che Paolo di Tarso faceva, venti secoli fa, perfino del mito biblico delle origini, che vedeva la donna subalterna all’uomo e causa e origine del peccato, sembra ancora guidare la vita della chiesa. «Non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo» scriveva ai cristiani di Corinto nel 57 d.C.[2] E ancora: «Prima è stato formato Adamo, poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre».[3]

Nessun problema che Paolo, fariseo ortodosso convertito al Vangelo, duemila anni fa potesse scrivere questi pensieri, confondendo perfino storia e mito. Il problema è che noi dopo venti secoli continuiamo a farci guidare da questi. Nella dottrina e nella prassi.

Mi piace sperare che anche nella chiesa cattolica presto potremo dire Cherchez la femme! e risponderci L’abbiamo trovata! Perché lo Spirito – in ebraico Ruàh, parola femminile – è tra noi e saprà guidare le menti e i cuori di tutti i cristiani a superare certe chiusure maschiliste, che tuttora sopravvivono, e a comprendere che donne e uomini siamo, alla pari, figlie e figli dello stesso Padre-e-Madre.

 


[1] 1 Corinti 14,34

[2] 1 Corinti 11,8-10

[3] 1 Timoteo 2,13-15

 

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