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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

The Shoah party: una chat sconvolgente di ragazzini annoiati

 

Si può fare. Ma si può fare?

 

27 ottobre 2019

 

Colti di sorpresa. Noi adulti. 25 giovanissimi, cinque hanno meno di 14 anni, sono indagati per una chat con contenuti che andavano da offese a ebrei, disabili, malati, a sevizie su animali, svastiche al posto di croci, bestemmie, fino a immagini e filmati di sesso fatto da ragazzini di 10-11 anni. Colti di sorpresa, dicevo. Ma noi adulti dov’eravamo? Forse meglio, dove siamo?

Una mamma scopre il tutto perché un giorno si ricorda di guardare il telefonino del figlio, che ha solo 13 anni. E decide di denunciare ai carabinieri. Dopo aver sentito altre mamme come lei – dove stanno i padri? – che però si chiamano fuori: i loro figli non c’entrano. Nonostante, invece, anche questi ne fossero coinvolti. Più di 300 ragazzi sembra l’abbiano frequentata, almeno per un po’. Poi molti ne sono usciti. Siena, Torino, Napoli. Ma si sa, la rete si espande ovunque. Ora la Procura indaga. Troverà colpevoli, ragazzini non imputabili perché minori di 14 anni, qualche adulto vittima delle sue perversioni. La chat ora è chiusa.

 

Ma non possiamo chiudere le domande che quest’ulteriore storia di ragazzi lasciati a se stessi ci mette davanti.

 

La prima domanda è dove stanno i genitori. E quando parlo di genitori intendo una madre e un padre. Sì, perché ancora troppo spesso le madri sono sole con i figli. I padri si sa... lavorano! Loro non c’entrano con la vita personale e privata dei ragazzi. Con la loro educazione e la loro crescita.

La seconda: ci rendiamo conto che un cellulare in mano a un ragazzino è come un’arma carica? Basta un gesto, una parola, un click e tutto avviene. In un mondo che si presume non-reale. Virtuale, infatti, lo diciamo. Contrapponendolo, come in fisica, a reale.

Solo che qui il virtuale diventa reale: un bambino che viene violentato e la sua immagine postata in rete è reale. Terribilmente reale. E per fare tutto questo basta che un dito tocchi un tasto. Anzi, un’immagine di tasto. Non serve neppure la forza che sarebbe necessaria per premere un grilletto. Ma il danno procurato non è meno grave. Perché al danno, fisico e psicologico dell’atto di violenza, si somma l’amplificazione della rete.

E l’immagine corre. Veloce. E raggiunge un altro poi un altro poi cento poi mille altri poi... all’infinito.

 

Lascereste in mano a un bambino di 10 anni una pistola carica? O un lanciafiamme? O una bomba che potrebbe esplodere da un momento all’altro?

Esagerato! Qualcuno dirà. No, caro mio. Non sono affatto esagerato. Un cellulare è una finestra aperta da cui può entrare tutto e uscire tutto. E se non c’è un adulto capace di valutare ciò che entra e ciò che esce, la vita di questo ragazzino è potenzialmente in pericolo. Nei giorni e nei luoghi di alto inquinamento ci fanno chiudere le finestre, per non respirare i veleni che navigano nell’aria. E i veleni che navigano nella rete può forse un bambino valutarli e difendersene?

 

Ma mio figlio a 10 anni è molto più bravo di me con lo smartphone e con il tablet. Lo sa usare mille volte meglio!

Ecco. È qui che ti volevo. Hai detto lo sa usare. Meglio di te. No. Non lo sa usare meglio di te. Sa farlo funzionare meglio di te, forse. Ma non sa farne un uso consapevole. Non ha la maturità necessaria per valutare ciò che ci sta facendo. Questi ragazzini che smanettavano la loro chat The Shoah Party erano abilissimi nel farlo. Ma si rendevano conto di ciò che stavano facendo? Di quali messaggi circolavano? Dei contenuti che passavano, rapidissimi, da un cellulare all’altro? Da una città all’altra?

Solo un adulto ingenuo – e incosciente, aggiungo – può pensare che questi ragazzi sapevano usare i loro cellulari.

 

È il tema di fondo che riemerge nel rapporto tra tecnologia ed etica. La tecnologia oggi ci permette di fare cose impensabili anche solo pochi anni fa. Tante cose si possono fare, cioè siamo in grado di fare. Ma si possono fare? Nel senso: è un bene che le facciamo? La fisica nucleare ha arricchito la medicina; ma ha potenziato anche strumenti di guerra. La genetica permette di curare malattie finora intoccabili; ma può creare anche mostri. Le neuroscienze sono di aiuto per certe patologie cerebrali; ma si possono usare anche per plagiare e controllare le nostre menti. Le tecnologie digitali aiutano a produrre e a diffondere conoscenze; ma sanno anche impadronirsi della nostra privacy e controllare la nostra libertà.

 

Ricordiamo bene, allora: la tecnologia non è neutra. Il suo uso va guidato dall’etica. Un bambino o un ragazzino che sa usare, in senso tecnologico, il suo aggeggio digitale (smartphone, tablet, computer) meglio di suo padre, o anche del suo insegnante, non lo sa usare in senso etico. Non si rende conto di cosa ci sta facendo. Non ha la consapevolezza che mettere in rete una foto o un video che offende un'altra persona, non solo può essere un reato, ma prima di tutto è un’azione contraria ai valori di umanità che dovrebbero guidare una società civile. Non è bene. È male.

Ma questo soltanto da noi adulti lo può apprendere.

 

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