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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

Dalla scuola di Barbiana alla scuola di oggi
 

 LETTERA A UNA PROFESSORESSA
 

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Sogno una scuola che dia fiducia

 

10 marzo 2019

 

Cara professoressa,

si ricorda di quando mi consigliò, al termine delle scuole medie, di iscrivermi ad un istituto tecnico femminile? Ero attonita allora e lo sono ancora di più oggi.

Mi aveva sconsigliato vivamente d’iscrivermi al liceo classico, una scuola con il latino, il greco, in cui si doveva studiare molto, mi diceva, e che quindi era sottinteso che non faceva per me, non sarei riuscita!

Che dire? Io quel liceo poi l’ho fatto, forte dell’appoggio dei miei genitori, nonostante avessi concluso le scuole medie con quel giudizio così striminzito e imbarazzante: sufficiente. Sì, come i somari, i ripetenti, come quelli che superano l’anno per grazia ricevuta o per una spinta… Io invece, in quegli anni, sa non brillavo come studentessa perché ero alle prese con molte cose che mi atterrivano: la mia timidezza, ad esempio, il rapporto con i compagni maschi che era un campo minato, il mio corpo che cambiava senza che io riuscissi a prenderci confidenza, l’accademia di musica che frequentavo in cui i maestri erano sempre pronti a terrorizzare anziché insegnare, le prime delusioni da parte delle amiche, il sentirsi piccoli e grandi allo stesso tempo.

 

Scrivevano i ragazzi di Barbiana: “Bocciare è come sparare in un cespuglio. Forse era un ragazzo, forse una lepre. Si vedrà a comodo”.

Eh sì, perché se lei ha sempre pensato che insegnare volesse dire semplicemente trasmettere un sapere alla bell’e meglio senza minimamente chiedersi a chi, forse l’errore di valutazione sul futuro lavorativo è stato più il suo, che il mio.

Fatto sta che io poi il liceo classico l’ho portato a termine, non ho mai ripetuto l’anno, non ho mai rischiato di perderlo, e alla fine ho anche portato a casa la maturità! Che dire? Ho fatto bene, professoressa, l’orientamento scolastico l’ho saputo fare meglio io da sola che lei con me. Non se la prenda se le dico questo, ogni tanto uno smacco fa bene, anche ai professori!

E poi com’è proseguita la mia carriera? Glielo dico subito. Dopo il Liceo ho avuto anche l’ardire di iscrivermi all’università. Ma che insolenza, penserà lei! Ho scelto Psicologia a Padova. E anche lì le mie difficoltà, non più di adolescente ma questa volta di giovane adulta in un posto completamente nuovo, mi hanno perseguitato fino al punto di auto convincermi a lasciare, o cambiare o fermarmi… e invece, anche stavolta sono andata avanti, arrivando, seppur in ritardo, all’agognata laurea! E ora mi sono iscritta anche all’albo professionale! È stata dura ma è stato un bel traguardo.

Lei si chiederà perché le sto scrivendo. Per rivincita? No davvero, è che mi trovo a frequentare un’altra scuola al momento, una scuola di specializzazione post lauream, un altro tassello necessario alla mia formazione, una scuola di psicoterapia.

 

A me è venuta in mente lei. Perché persone come lei possono scoraggiare o fuorviare persone come me, anche se non in cattiva fede, e allora spero che persone come me possano leggere questa lettera e magari perseverare nella propria strada, se la sentono davvero buona, perché qualunque scelta comporta difficoltà e fatica, ma se presa con coraggio può dare soddisfazioni. Non si tratta di frasi da talent show ma di dare fiducia, che è la cosa più semplice ma più importante del mondo quando si ha a che fare con le persone!

Sogno una scuola che dia fiducia ai ragazzi che vogliono realizzare qualcosa di bello per sé, e che li incoraggi a tirare fuori il meglio per raggiungere questo qualcosa.

Un caro saluto.

Alessandra F. Bartolini

 

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