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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

Dalla scuola di Barbiana alla scuola di oggi
 

 LETTERA A UNA PROFESSORESSA
 

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Bisogni educativi speciali

 

7 aprile 2019

 

Cara Professoressa,

ho avuto occasione di rileggere Lettera a una Professoressa dei ragazzi della scuola di don Milani. Inizia così: “Cara Signora, lei di me non si ricorderà nemmeno il nome. Io invece ho ripensato spesso a lei, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che respingete”. Che rabbia e che senso di esclusione e rifiuto nel leggere queste righe!

Mi sono chiesta cosa fare di questo libro che parla di una scuola apparentemente molto lontana da quella dei giorni nostri. I ragazzi di Barbiana denunciano una scuola che respingeva gli studenti più in difficoltà e che non garantiva un’istruzione sufficiente a tutti; una scuola pensata solo per i bravi e non per chi aveva bisogno di un aiuto in più.

Per fortuna oggi le cose sono cambiate! Lo Stato vigila affinché tutti frequentino la scuola fino a 16 anni. La scuola non respinge, ma cerca di accogliere. Eppure, da più parti, si sentono notizie poco rassicuranti riguardo la vita scolastica dei ragazzi. Episodi di bullismo, di intolleranza e conflitti tra scuola e famiglie. Le famiglie e la scuola sono chiamate a stringere un patto educativo, ma capita spesso che si accusino a vicenda. Questo succede soprattutto nei casi dei bambini più in difficoltà; con quelli bravi è tutto più semplice, oggi, come ai tempi di Don Milani.

 

Professoressa, ha notato quanti alunni con Bisogni Educativi Speciali e disabilità ci sono in ogni classe? Io l’ho notato da quando frequento un centro di diagnosi e riabilitazione per l’età evolutiva: spesso questi bambini sono stranieri o provenienti da famiglie più svantaggiate. Mi viene un po’ da sorridere se penso che nella scuola di Don Milani gli alunni avevano tutti... Bisogni Educativi Speciali!

Siamo in molti ad occuparci di questi bambini: genitori, insegnanti, terapisti, psicologi, educatori, maestri di danza.

Svolgere il nostro lavoro è più difficile nel caso di bambini con difficoltà scolastiche o comportamentali. A volte è difficile parlare tra noi, anche se ci occupiamo dello stesso bambino. Invece mi sembra fondamentale tenere aperto il dialogo. Se ci occupiamo tutti dello stesso bambino non possiamo maneggiarlo come se fosse fatto di tanti pezzetti separati: pezzo famiglia, pezzo scuola, pezzo terapia... Questa visione spezzettata non corrisponde a cosa realmente è una persona. Se facciamo bene il nostro lavoro ma non ci relazioniamo con gli altri o ci entriamo in contrasto, il bambino rischiamo di perderlo di vista. Inoltre è possibile che tutti ci sentiremo soli, arrabbiati, frustrati o colpevolizzati.

 

Ai tempi della scuola di Barbiana Don Milani non aveva altra scelta che prendere la totale delega dell’istruzione dei suoi allievi. Le famiglie non avevano la possibilità di sostenere i figli nel loro iter scolastico.

Anche oggi si sente spesso parlare di delega. Mi chiedo perché, che bisogno c’è di delegare. Gli insegnanti vogliono bene ai loro alunni, i genitori ai loro figli, gli psicologi e i terapisti ai loro clienti. Tutti teniamo ai bambini e desideriamo che crescano fiduciosi in sé stessi e negli altri, capaci di accettare le differenze individuali e di utilizzare le proprie risorse. Se ci sentiamo tutti un po’ responsabili della loro crescita, allora non ci sarà più bisogno di delegare o, peggio ancora, di colpevolizzare se qualcosa non va subito per il verso giusto. So che non è sempre facile, ma saremmo un bell’esempio se mostrassimo che l’unione fa la forza e che il dialogo è terreno fertile per nuove idee e risorse. Qualche mese fa ho incontrato le insegnanti di Gabriele, è un bambino autistico, 1a elementare. Una delle insegnanti ha detto: “Sono contenta che Gabriele si trovi in una piccola classe con tanti compagni stranieri, potrò procedere più lentamente e anche lui ne trarrà beneficio”. Non avevo mai pensato che una classe lenta potesse essere una risorsa, ma adesso che una sua collega me l’ha detto, lo terrò a mente.

Professoressa, mi piacerebbe ricevere una sua risposta. Saluti cordiali.

Sarah Tosi

 

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