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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

Dalla scuola di Barbiana alla scuola di oggi
 

 LETTERA A UNA PROFESSORESSA
 

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Aperti e flessibili

 

14 aprile 2019

 

Gentile Professoressa,

 

L’ultima volta che ci siamo viste era in preda ad uno stato di ansia avviluppante del quale attribuiva la causa ai suoi alunni. Oggi rifletto e le scrivo. Comprendo quanto si possa sentire disorientata in una realtà scolastica che ha compiuto semplicemente degli adattamenti senza arrivare al nucleo del sistema. Mi piacerebbe, che al termine della lettura di questa missiva, potesse pensare alla possibilità di uno spostamento del suo interesse dai contenuti e dalle metodologie didattiche alla qualità delle relazioni, alla sua sensibilità e capacità di essere Lei stessa una scintilla che infiamma la fiaccola del cambiamento.

 

Socrate sosteneva che il vero insegnamento comincia proprio là dove finisce la scuola; più dei contenuti e della didascalia lo interessava lo scopo educativo. Sarebbe interessante portare in azione il nobile pensiero socratico e il rivoluzionario altro esempio di Don Milani che con tenacia ha creduto in un pensiero che dal basso mirava in alto. Egli ebbe fiducia infinita nella possibilità e capacità degli insegnanti di andare oltre il limite apparente. Perché non iniziare così ad andare oltre, attraverso una migliore qualità delle relazioni e non una maggiore quantità di interventi di facilitazione nei programmi? Lei mi potrebbe rispondere che è difficile mettere in pratica tutto ciò, che oggi ci sono ragazzi demotivati e difficili, che si perdono e finiscono a stazionare davanti ad un telefonino e confusi in appagamenti fatui. Partiamo dunque da questa sfiducia. Il disagio degli studenti, l’inquietudine, i comportamenti provocatori fanno parte della loro fatica a diventare grandi. Dunque bisogna esserci con loro, assumersi la responsabilità di una presenza incondizionata. Come diceva Don Milani: “Il problema degli altri è uguale al mio: uscirne da soli è l’avarizia, uscirne insieme è la politica”.

 

Crescere chiede agli alunni delle evoluzioni. Evolvere è andare verso ciò che non si conosce e che crea timori, è ricerca di nuovi equilibri e di punti di riferimento che possono essere solo la famiglia e gli insegnanti. E la paura di ciò che non si conosce non termina mai per nessuno. Forse la paura fa parte anche della sua crescita professionale. Potrebbe essere, ad esempio, paura ad uscire dagli schemi precostituiti e consolidati. Convivere con incertezze e dubbi e riconoscere che accomunano tutti, permette di insegnare come affrontarli. Sono la mancanza di flessibilità, i pregiudizi e gli stereotipi che creano il disagio. Flessibilità e apertura alla possibilità di cambiamento creano benessere, e per essere flessibili occorre accettare che tutti possono vivere disagi. Forse Lei sarebbe inadeguata se si pensasse perfetta, se avesse la risposta giusta e la verità per tutti, se educasse senza dubbi e senza rischi. Forse sarebbero inquietanti i suoi alunni se fossero perfetti e pieni di sapere. Hanno solo paura di non farcela a diventare grandi, inciampano e cadono se incontrano delle difficoltà, manifestano irrequietezza e aggressività o inibizione e sottomissione. Impressionano e mettono a dura prova i comportamenti di chi sfida ed è disattento. Sono una richiesta d’essere visti, di accoglienza e affetto, tanto quanto la compiacenza e il silenzio, la testa di chi è tra le nuvole perché immerso in un mondo ideale.

 

La capacità di fare i conti con i nostri limiti di adulti aiuta loro ad affrontare l’esistenza dentro dei confini tangibili. Il SUO ruolo è SACRO, Lei è l’anello di congiunzione, la trama di questo ordito. In questo arazzo di relazioni ed emozioni, di parole e di gesti tra studenti, colleghi e genitori, ognuno è un filo prezioso, contrappunti colorati di tante diverse consistenze. Sta a Lei darsi la possibilità di riconoscersi e riconoscere l’importanza di ciascuno. La saluto con una frase di Don Milani: “Spesso gli amici insistono perché io scriva loro un metodo, che io precisi i programmi […]. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come FARE per fare scuola, ma di come bisogna ESSERE per fare scuola”.

Cordialmente.

 Lorena Rosetti

 

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