VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

9 lug 2017

Quando c’è dialogo c’è rispetto

Avvocati e famiglie (2)

Egr. Direttore,

Leggo sul Suo giornale del 25.06 l’articolo “Avvocati” a firma del Sig. Federico Cardinali.[1]

Non capisco come sia stato possibile ospitare un siffatto articolo che infanga una categoria di professionisti essenziale in uno stato di diritto.

L’autore ignora che, oggi, le separazioni ed i divorzi avvengono per lo più consensualmente, e cioè sull’accordo già raggiunto tra i coniugi.

Tra l’altro di recente è stata introdotta una nuova normativa che permette il divorzio in Comune senza assistenza degli avvocati.

Nei residui casi nella separazione e nel divorzio il contendere verte sull’affidamento dei figli o su problemi patrimoniali.

In tali casi gli avvocati possono fare molto ma molto poco.

Spetta al Giudice decidere le questioni in contenzioso.

Nessuno nega che ci possa essere qualche professionista che non faccia onore alla propria funzione.

Come una rondine non fa primavera, un professionista cialtrone non inquina la categoria.

Distinti saluti.

Avv. MP

Jesi, 26 giugno 2017

 

Ho ricevuto con piacere la lettera dell’Avv. MP. Lungi da me l’aver voluto scrivere «un articolo che infanga una categoria di professionisti». Sono dispiaciuto nel vedere che alcune mie affermazioni sono state fraintese o addirittura perse. Ma il piacere prevale, per il fatto che una lettera, anche se esprime disaccordo, è sempre segno di apertura e di dialogo. La ringrazio quindi.

 

Ora veniamo al contenuto. Premesso che un pezzo va letto nel suo insieme, dall’inizio alla fine, per chiarire meglio il mio pensiero parto dalla conclusione dell’articolo del 25 giugno: «Gli avvocati sono delle bestie dunque? No. Tutt’altro. La maggior parte fa il proprio lavoro in piena onestà professionale». Così ho scritto. E questo ribadisco. Con il rispetto che sento di avere per una categoria che svolge un lavoro assai difficile. Primo, perché è un lavoro che li porta a stare «sempre in mezzo alle liti»; secondo, perché sono costretti a porre attenzione ad ogni più piccolo particolare dal momento che, dovendo vivere con il Codice in mano, sanno molto bene che una virgola o una congiunzione cambiano non solo il senso di quanto è scritto, ma possono cambiare l’esito di un processo. Quindi la qualità della vita di una persona (il cliente).

 

La mia critica – che non è una critica in senso negativo, ma semplicemente una costatazione e un invito – è riassunta nelle altre parole finali. Il problema è «che i più sono semplicemente incompetenti nel trattare una separazione coniugale». Perché una parola così pesante come incompetenti? Lo dico subito dopo: perché «non sono preparati a saper cogliere e tener presente il caos affettivo che vivono due coniugi in fase di separazione».

Due coniugi che si separano portano ciascuno il peso del fallimento di un progetto. Che era un progetto di vita, non un semplice progetto... per una vacanza. Questo li porta all’interno di un ‘gioco’ fatto di recriminazioni e attribuzioni di responsabilità, reciproche e pesanti. E basta un nonnulla perché queste siano amplificate a dismisura.

Quando un avvocato ‘sposa’ tout-court la lettura dei fatti che gli porta il suo cliente e la sottolinea e la mette nero su bianco, con parole che esprimono valutazioni e giudizi, l’altro coniuge si sente ancora più aggredito e, portando questo al suo legale, trova facilmente in lui una cassa di risonanza che non solo non diventa un invito ad una maggiore riflessione, ma gli serve esclusivamente a potenziare la conflittualità con il partner.

 

L’altra area critica che intendevo sottolineare è che gli avvocati, nella maggioranza, non sono preparati «a vedere che i figli hanno bisogno di conservare entrambi i genitori e non possono permettersi di perdere né l’uno né l’altra». Non sono preparati perché nessuno li prepara. Né l’università, né gli ordini professionali. Ed è proprio questa mancata preparazione che impedisce loro di rendersi conto che «più essi soffiano sul fuoco, più i due coniugi/genitori si allontanano in una conflittualità crescente. E più cresce la conflittualità tra i genitori, più i figli stanno male». Siamo tutti consapevoli, credo, che più i tempi della conflittualità, anche legale, si protraggono, più cresce il disagio affettivo e relazionale tra i due coniugi/genitori. Con un unico risultato sicuro: che i bambini continuano a trovarsi all’interno di un campo di battaglia che li vede prime vittime dell’incapacità di noi adulti di costruire una separazione ‘sufficientemente buona’: che rimetta loro (= i bambini) in primo piano e ne rispetti i bisogni fondamentali.

Quindi la domanda diventa: chi si prende cura dei figli? Per restare a noi, potremmo chiederci: chi è l’avvocato dei figli?Lei mi dirà che entrambi gli avvocati della coppia devono prendersi cura dei figli, soprattutto se bambini. Ma è proprio qui il punto. Per l’avvocato del marito, la moglie diventa la contro-parte. Per l’avvocato di lei, altrettanto. Il rischio a questo punto è che gli avvocati ‘dimenticano’ che i loro clienti non sono solo due coniugi in conflitto, ma sono anche due genitori. E due genitori non possono diventare l’uno la contro-parte dell’altro. Due genitori devono restare con-partecipi(= dalla stessa parte) nella crescita e nella cura dei figli.[2]

 

Chi aiuta l’avvocato a cogliere e a non dimenticare tanta complessità?

 

Di qui il mio invito finale, agli avvocati che intendono occuparsi di diritto di famiglia, ad attrezzarsi «con una formazione specifica». Perché «la capacità di mediare tra due coniugi/genitori, nell’interesse loro e soprattutto dei figli, dovrebbe essere pane quotidiano per chi si occupa di famiglie». Non è sufficiente conoscere a memoria il Codice. Nei Corsi di Mediazione Familiare, nei quali da tanti anni insegno, vedo con piacere che ogni tanto s’iscrive qualche avvocato: segno di grande sensibilità e di umiltà nel riconoscere il proprio bisogno di formazione di fronte alla complessità delle relazioni familiari.

 

Dopo averci spiegato che separazioni e divorzi avvengono per lo più consensualmente, o addirittura senza l’assistenza degli avvocati, Lei scrive che quando «nei residui casi, nella separazione e nel divorzio, il contendere verte sull’affidamento dei figli (...), gli avvocati possono fare molto ma molto poco» perché «spetta al Giudice decidere sulle questioni in contenzioso».

Certo che chi decide è il giudice. Ma qui dobbiamo farci una domanda: come arrivano i due coniugi/genitori davanti al giudice? Chi li prepara a quest’incontro? E come? Non sono gli avvocati che li accompagnano nel percorso di separazione e divorzio? Quanto, l’avvocato di lui e quello di lei, hanno speso nel tentativo di aprire una mediazione che avvicinasse le parti? Quanto invece l’uno o l’altro, o entrambi, hanno soffiato sul fuoco del conflitto? Ovviamente senza cattive intenzioni, ma semplicemente perché un avvocato, non adeguatamente preparato, rischia di trattare il contenzioso in una separazione coniugale alla stessa stregua di un contenzioso tra condòmini o in altre aree della vita civile. È qui che... casca l’asino!

 

Proprio di recente ho cercato di avere un incontro con gli avvocati di una coppia, separata da quattro anni, con cui ora avevamo costruito un accordo per il divorzio consensuale. L’intervento di uno dei due legali stava buttando all’aria tutto un lavoro fatto in oltre tre mesi d’incontri e di mediazioni con i due coniugi. E per tutta risposta da quel legale mi vedo scrivere, con malcelata soddisfazione: «... la capanna che si era costruita tra mille difficoltà è crollata!». A lei, avvocato, piace questa risposta? A me no.

E non ho potuto non far notare al suo collega che «circa la capanna crollata, i miei oltre quarant’anni di professione mi hanno insegnato che compito di noi consulenti (avvocati, psicoterapeuti o mediatori – ciascuno per il proprio ambito di competenza) è di prenderci cura anche di una ‘capanna’ quando questa, al momento, appare come l’unico rifugio che protegge le persone dalle intemperie. E quando, soprattutto, un suo eventuale crollo dovesse lasciare, sotto le macerie, dei bambini». Questo è solo uno degli ultimi di una lunga serie d’incontri che ho avuto con gli avvocati di coniugi in fase di separazione o di divorzio.

 

Infine lei, avvocato, conclude dicendo che «un professionista cialtrone non inquina la categoria». Ci mancherebbe! Di cialtroni ce ne sono dovunque. Tra avvocati, tra psicologi, tra medici, perfino tra uomini di religione. Ma non è di questi che m’interessa. Io parlo di professionalità e di competenza. Aggiungo due esempi. Io non mi occupo di psicologia del lavoro. Ci sono validi colleghi che lo fanno. Ciò significa che se anche fossero Mediaset o Google a invitarmi per una consulenza aziendale, dovrei dir loro di no. Anche a costo di perdere... lauti compensi! Io mi occupo di psicoterapia, in particolare di psicoterapia e di mediazione familiare. Oppure, pur essendo entrambi dei medici, andrebbe lei da un ortopedico per un’operazione al cuore, o da un cardiochirurgo per una protesi dell’anca? È questo che mi fa dire, agli avvocati che intendono lavorare nelle separazioni e nei divorzi, che devono procurarsi una formazione adeguata. Unaspecializzazione. Questo nel rispetto della complessità delle relazioni familiari. Quindi nel rispetto dei loro clienti.

 

Un discorso analogo dobbiamo fare anche per i Magistrati. Costretti a doversi esprimere su ogni genere di contenzioso. Anch’essi, nella maggioranza, privi di una preparazione specifica per affrontare la complessità delle relazioni familiari. Soprattutto quando queste prendono il colore del conflitto. Noi abbiamo già trattato più volte questo tema: la necessità di dar vita al TRIBUNALE PER LA FAMIGLIA.[3] Tanto più urgente quanto più cresce la frequenza delle separazioni e dei divorzi.

 

Un ultimo pensiero, mentre La ringrazio ancora per l’attenzione che ci ha voluto dare. Sostiene Platone che la verità è opera di uomini che vivono insieme e discutono con benevolenza. Perché non pensare ad un incontro-dibattito, anche qui a Jesi, tra avvocati e psicologi che si occupano di famiglia? Magari potremmo approfondire di più. Comprenderci meglio tra noi. E offrire un servizio più qualificato ai nostri clienti.

 

[1] La mente e l’anima, Vol. 5, pag. 82

[2] La mente e l'anima, Vol. 4, pag. 251

[3] La mente e l'anima, Vol. 5, pag. 49. Qui sono indicati anche alcuni dei contributi precedenti