VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

28 lug 2019

La messe è molta ma gli operai sono pochi

Il Vangelo... oltre la religione

Non sarà un pensiero facile quello con cui oggi ci lasciamo, prima della pausa estiva. Non facile per i cosiddetti laici, visto che di comune accordo il Vangelo è roba da chiesa e libera chiesa in libero stato è ormai acquisito, o almeno così dovrebbe essere, nel nostro mondo occidentale. Non facile per molti cattolici che potrebbero vedere di malocchio un’apertura nella lettura del Vangelo, quasi fosse un testo da... Scienze Politiche.

Ma non è di cose facili che abbiamo bisogno. Il più grande bisogno che abbiamo, tutti, è poter pensare. Solo coltivando questa capacità eviteremo di ritrovarci precipitati in qualche fosso o con la testa fracassata.

Come la politica non può essere appannaggio di un solo partito, così Gesù non può essere proprietà di una religione. Può una religione richiamarsi ai suoi insegnamenti, al suo Vangelo, ma non può presumere di averne il monopolio. Proprio come un partito. Che può avere – deve avere! – un suo programma per la gestione della cosa pubblica, ma il giorno in cui pretendesse di essere fonte di tutte le verità, ergendosi a partico unico, andremmo a piangere lacrime amare. Come hanno dovuto fare i nostri genitori e nonni appena il secolo scorso, in occidente e in oriente. Stalin, Mussolini, Hitler, Mao, Franco, Pinochet... solo qualche nome, presunti salvatori della patria, sufficienti a farci venire la pelle d’oca.

 

Ecco una pagina del Vangelo di Gesù, che non riesco a non leggere come una dichiarazione programmatica, necessaria, per la politica mondiale del nostro secolo.

Scrive Matteo: «Al vedere le folle [Gesù] provò compassione per loro perché erano vessate e abbandonate come pecore che non hanno pastore. Allora disse: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”».[1] Anche Luca riporta queste parole, contestualizzandole in un momento diverso. Il Maestro aveva mandato 72 discepoli davanti a sé nei luoghi in cui di lì a poco sarebbe passato. E al ritorno, di fronte all’entusiasmo con cui raccontavano il loro successo, esprime questa preoccupazione con l’invito, anche qui, a pregare il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.

 

L’appropriarsi del Vangelo da parte della religione ha fatto sì che queste parole assumessero nel tempo un significato ridotto. Ad usum delphini, potremmo dire. Un’interpretazione chiusa dentro le mura di una chiesa. La messe, il popolo dei credenti o comunque di coloro che credenti potrebbero diventare; gli operai, i sacerdoti, i religiosi, le persone consacrate, che devono prendersene cura e curarne la crescita. Sia in senso spirituale che... numerico.

 

Leggendo con attenzione i testi del Vangelo, è ormai chiaro a tutti che Gesù di Nazareth, un laico, non avesse affatto in programma di fondare una nuova religione. Ciò è avvenuto successivamente. Dopo il III secolo. Per la verità già Paolo ne aveva dato qualche coordinata, ma la trasformazione definitiva avviene con Costantino, l’imperatore che nel 325 convoca addirittura il primo Concilio, a Nicea. Così il Vangelo diventa una religione, con tanto di regole e di dottrine (dogmi). Il Vangelo appartiene alla religione. Ne diventa proprietà esclusiva. Monopolio. Perdendo, però così, tutta la forza trasformatrice che il Maestro vi aveva immesso.

 

Senza nulla togliere alla lettura tradizionale, io credo che alle parole di Gesù vada restituita tutta l’ampiezza del suo sguardo. Il suo campo visivo comprendeva l’intera umanità, con la sofferenza e la fatica del vivere – il numero 72 nella tradizione biblica indica tutti i popoli della terra. È quest’attenzione che fa nascere in lui quella com-passione che diventa sofferenza interiore (greco splanchnìzomai, sommovimento viscerale, interiore, profondo) e preoccupazione, perché accanto a quest’umanità sofferente e disorientata, sono poche le persone pronte e disponibili a prendersene cura. Le pecore senza pastore si disperdono, non sanno trovare il pascolo necessario alla vita. E diventano facile preda. Dei lupi: di chi spende e investe vita ed energie per sfruttare a proprio tornaconto le debolezze, i bisogni e le fragilità altrui.

È davanti agli occhi di tutti il dolore del mondo odierno. Guerre. Fame. Ingiustizie. Violenza e perdita del senso di fraternità, tra persone e tra popoli. Perfino religioni che si prostituiscono a ideologie totalizzanti. Qui, credo, l’invito di Gesù a pregare il signore della messe perché mandi operai nella sua messe ha tutto il suo significato.

 

La preghiera è un movimento interiore. Dell’anima. C’è la preghiera del credente che sa di rivolgersi a Qualcuno, che ascolta e l’aiuta nella trasformazione interiore. E c’è la preghiera del non credente che sa di potersi rivolgere a se stesso, alla propria anima, perché faccia emergere l’Energia di Bene. Negli operai della politica. Negli operai della scienza. Perfino negli operai delle religioni.

 

[1] Matteo 9,36-38; Luca 10,1-20