Nella Conferenza di Jalta, febbraio 1945, con Roosevelt e Churchill, si racconta che quando gli dissero delle preoccupazioni di Pio XII sul nuovo assetto dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale, Stalin abbia chiesto: Quante divisioni ha il Papa? Sottolineando l’insignificanza politica e militare del papa e della Chiesa. Ricambiato, sembra, dal Papa quando, nel ’53, alla morte del leader sovietico, avrebbe detto: Ora Stalin vedrà quante divisioni abbiamo lassù! Due affermazioni molto chiare: l’irrilevanza e insignificanza del Papa nel contesto geopolitico da una parte e, dall’altra, la Chiesa che si muove su una dimensione che non si misura con la potenza degli armamenti.
Non so dove sono i vostri pensieri oggi. Non vi nascondo che io non vedo bene né con segni di speranza i movimenti attuali. Le destre estreme che senza neppure parvenza di pudore ostentano riferimenti al nazifascismo. La Russia di Putin che continua a scimmiottare l’Unione Sovietica di Stalin o di Kruscev. Gli Stati Uniti con un presidente che sembra di quei cowboys del XIX secolo che con colt e winchester scarrozzavano alla conquista del Far West. Xi Jinping, imperatore a Pechino, forte del suo miliardo e mezzo di cinesi senza parola, di un’industria forte e una tecnologia d’avanguardia, che lascia l’amico-suddito Putin fare i suoi giochini da conquistatore nel tentativo di infilarsi tra i grandi del pianeta.
Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato. Così insegnava il partito nel mondo del Grande Fratello – che non è quel programma televisivo dal quale tante e tanti si lasciano imbambolare, ma una terribile previsione di quanto proprio questi giorni ci viene elargito. E continua: tutto ciò che è vero adesso è vero per sempre.[1] Quando incontrai per la prima volta 1984 mi sembrava fantapolitica, o tuttalpiù un’immagine di certi regimi totalitari. Tra i quali allora, erano i primi anni Settanta, spiccava l’Unione Sovietica. Quando l’ho ripreso in mano adesso, mi sono accorto che mentre leggevo entravo in confusione: sto leggendo Orwell o l’articolo di uno dei nostri quotidiani? È di questi giorni la dichiarazione del neopresidente Trump a proposito di Putin: Mosca ha le carte in regola perché ha conquistato molto territorio e ora vuole la pace. E non si ferma qui. Blocca la dichiarazione del G7 a tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina e una risoluzione Onu, firmata da cinquanta paesi, che condanna l’aggressione russa e sostiene il diritto all’integrità territoriale del Paese. Giungendo perfino ad attribuire la responsabilità della guerra a Zelensky, comico mediocre, dittatore senza elezioni.
Chi controlla il presente controlla il passato. Non è questo che ci sta dicendo Trump, seguìto da governi, come il nostro, appiattiti alla sua corte? Il Reparto Aggiornamenti del Ministero della Verità, nel mondo del Grande Fratello, si premurava di aggiustare il passato, ricordando bene che tutto ciò che era vero adesso era vero da sempre e per sempre.
Così a me sembra il nostro oggi. Con la domanda di Stalin sopra la testa, quasi spada di Damocle, siamo ossessivamente catturati dalla preoccupazione di potenziare i nostri armamenti. Nella prospettiva di doverci difendere da eventuali aggressioni. Prigionieri di questo pensiero: il valore è nella forza; la forza è nelle armi; se i miei eserciti sono più potenti dei tuoi, ciò che è giusto e vero lo decido io. E tu devi sottostare. Non era questo in fondo il pensiero, semplice, di Stalin che ai suoi interlocutori chiedeva quante divisione avesse il Papa per arrogarsi il diritto a esprimere il suo pensiero sul riassetto europeo nel dopoguerra? So benissimo che la legge della jungla è legge antica: comanda il più forte. Ma pensavo di non essere nella jungla. E mi chiedo dove abbiamo messo quei valori sui quali è nata la nostra civiltà. Da Atene a Roma. Alle radici cristiane sulle quali l’Unione Europea ha posto le fondamenta.
Il bullismo che si stanno giocando Trump e Putin, anche a spese dei loro popoli, mi preoccupa. Due bulli vicini reggono finché hanno un nemico in comune. L’Ucraina, oggi. Tolto questo dal campo, si attaccheranno tra loro. È legge naturale di questo disturbo mentale: due bulli non possono sopravvivere nello stesso territorio. E il pianeta terra è uno solo.
La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. Ancora il Grande Fratello. E l’eresia maggiore di tutte è il buonsenso. E dire che l’esperienza dovrebbe averci insegnato una cosa. Semplicissima. Gli armamenti servono per la guerra; la guerra è distruzione e morte. Gli aggressori (russi) distruggono il territorio di cui si vogliono impadronire; i difensori (ucraini) distruggono il territorio che vogliono conservare. Le centinaia di migliaia di morti… effetto collaterale.
La vera misura / dell’uomo / è la pace. Ricorda Alda Merini.
[1] G. Orwell, 1984